Domanda ultratardiva, la Cassazione: “io non c’entro”

Il primo grado non censurare in carenza di allegazione documentale!

Onere probatorio, capitalizzazione trimestrale e commissioni di massimo scoperto: queste le tematiche di rilievo affrontate dalla recente pronuncia resa dalla Corte d’Appello di L’Aquila, a fronte delle quali non sono stati ritenuti meritevoli di accoglimento i motivi di appello.

La Corte, non soltanto ha confermato come l’onere probatorio incombe indiscutibilmente in capo al correntista, ma ha peraltro rilevato che, in ogni caso, non risulta sufficiente l’allegazione del contratto di conto corrente, nonché degli estratti conto ad esso riferiti in luogo di una pluralità di rapporti negoziali. Segnatamente, allorquando il rapporto negoziale oggetto di contestazione derivi da altri contratti, -finanziamento, di sconto e di affidamento – in esso confluiti, è indispensabile fornire prova anche di tali ulteriori rapporti affinché si consideri assolto l’onere probatorio.

Difatti la Corte, richiamando onorevoli pronunce rese dalla Suprema Corte di Cassazione, inter alias la recente sentenza n.30822/2018, ha ribadito come “nei rapporti di conto corrente il correntista che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito è tenuto alla prova degli avvenuti pagamenti e della mancanza di una valida “causa debendi” essendo. Altresì onerato della ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, con la conseguenza che non può essere accolta la domanda di restituzione se siano incompleti gli estratti conto attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione”.

Principio quest’ultimo ormai consolidato nel panorama giurisprudenziale e che la pronuncia in commento ha avvalorato ulteriormente, applicandolo anche nel caso di molteplicità di rapporti negoziali. Al riguardo, la Corte ha espressamente statuito che: “nella specie se è vero che sono stati allegati il contratto di conto corrente e gli estratti conto ad esso riferiti, non sono stati invece prodotti tutti i contratti di finanziamento, di sconto e di affidamento che sono confluiti sul conto determinandone il saldo finale. Tale circostanza non consente di valutare i profili di nullità posti dagli appellanti”. La suesposta carenza documentale e, quindi probatoria, ha condotto a dichiarare infondato il gravame proposto.

La pronuncia in commento prosegue poi nel ritenere legittima, alla stregua di quanto dichiarato dal Giudice di prime cure, la clausola di capitalizzazione trimestrale in quanto conforme alla delibera Cicr del 9.02.2000. In ultimo, con specifico riferimento alla commissione di massimo scoperto, l’adita Corte d’Appello ha affermato come le verifiche in punto di usura debbano essere operate separatamente, censurando per l’effetto, le risultanze di cui alla consulenza peritale di parte ex adverso prodotta in quanto fondate sull’erronea inclusione delle c.m.s. ai fini del computo del TEG.

Attesa dunque l’infondatezza delle domande avanzate dall’appellante, le stesse sono state integralmente rigettate, con contestuale condanna alla refusione delle spese di lite in favore della Banca.

Corte d’Appello di L’Aquila, 22 maggio 2019, n. 879

Diana Paola Franchetti – d.franchetti@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Concorrenza e libertà negoziale: No alla nullità derivata nella fideiussione omnibus

Il debitore di una banca cliente dello Studio, opponendo il decreto ingiuntivo notificatogli, sosten...

Contratti Bancari

L’ ISC non è una condizione contrattuale

La pretesa di calcolare il Tasso Effettivo Globale sulla base di formule differenti da quelle adotta...

Contratti Bancari

L’ ISC non è una condizione contrattuale

Tra le numerose pronunce che di recente hanno assunto una posizione critica nei confronti della nota...

Contratti Bancari