A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Prime riflessioni sul ddl delega in materia di contratti pubblici

Con un unico articolo è stato predisposto un d.d.l.-delega al Governo per la disciplina dei contratti pubblici, anche al dichiarato fine di adeguare la normativa interna al diritto europeo e ai principi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, interne e sovranazionali, nonché di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nonché al fine di evitare l’avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione delle procedure avviate.

In realtà la necessità di procedere alla riforma della normativa sui contratti pubblici deriva da tre diverse esigenze.

La prima è quella menzionata, di adeguamento all’evoluzione della giurisprudenza in materia; la seconda origina dai persistenti problemi applicativi del d.lgs. 50/2016 e del relativo correttivo (d. lgs. 56/2017) e normativa collegata, il che in più di un caso ha generato dubbi se non vere e proprie antinomie; infine, ma non certo per ultimo, va considerata la pandemia, la quale ha originato due tipi di problemi: da un lato, fronteggiare la situazione emergenziale e la conseguente necessità di approvvigionamento in urgenza di beni e servizi; dall’altro, quella (riassunta nel pur abusato termine ‘semplificazione’) assecondare la ripresa del sistema economico, evitando il più possibile, anche se non ‘ad ogni costo’, lungaggini ed appesantimenti inutili.

Si legge dunque nelle release governative che la delega è finalizzata a restituire alle disposizioni codicistiche semplicità e chiarezza di linguaggio, nonché ragionevoli proporzioni dimensionali, limitando il più possibile nel testo i rinvii alla normazione secondaria.

Tale obiettivo è perseguito attraverso l’enunciazione di una serie di principi ai quali la normativa delegata dovrà attenersi, tra cui i principali sono i seguenti:

•             Riduzione e razionalizzazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni;

•             Recepimento delle direttive europee;

•             Previsione della disciplina applicabile ai contratti pubblici c.d. sottosoglia, nel rispetto dei principi di concorrenzialità e trasparenza;

•             Piena apertura e contendibilità dei mercati;

•             Riduzione degli oneri documentali ed economici a carico dei soggetti partecipanti alle procedure di evidenza pubblica;

•             Individuazione espressa dei casi nei quali è possibile ricorrere alla procedura negoziata senza precedente pubblicazione di un bando di gara;

•             Individuazione dei settori esclusi;

•             Regolazione espressa dei casi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere, ai fini dell’aggiudicazione, al solo criterio del prezzo o del costo, inteso come criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d’asta;

•             Realizzazione di una e-platform ai fini della valutazione della procurement capacity;

•             Revisione della disciplina dell’appalto integrato, con riduzione dei divieti, e del subappalto;

•             Tendenziale divieto di clausole di proroga e di rinnovo automatico nei contratti di concessione;

•             Rafforzamento delle strutture pubbliche per il controllo sulle opere stradali e ferroviarie, fermi restando gli obblighi di controllo tramite strutture indipendenti e quello di manutenzione a carico del concessionario, con le relative conseguenti sanzioni in caso di inadempimento;

•             Rafforzamento degli strumenti di risoluzione delle controversie alternativi alle azioni dinanzi al giudice.

In ottica squisitamente normativa merita poi sottolineare la previsione che i (famigerati) decreti attuativi, spesso fonte di ritardi attuativi e depotenziamento di provvedimenti condivisibili, decorso un termine di 30 gg. per l’acquisizione dei pareri della Conferenza Unificata Stato-Regioni, del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, potranno essere adottati anche senza i detti pareri.

Di più, attraverso lo strumento assicurato dalla legge del 1924 sul Consiglio di Stato, si prevede che i medesimi decreti possano essere stesi direttamente da quest’ultimo, dando così un chiaro segnale di utilizzo esaustivo di tutte le risorse, anche e soprattutto tecniche e professionali, dello Stato.

Due sembrano, per ora, le considerazioni più immediate.

La prima è che va sicuramente apprezzato lo sforzo di modernizzazione e razionalizzazione, con contestuale riduzione del “cartaceo circolante”, ad esempio. Si tratta di un passo ulteriore rispetto al d. lgs. 50/2016, che comunque si era già mosso decisamente in questa direzione, e che certamente sarà condizionato dalla rapidità e qualità di emanazione dei provvedimenti attuativi.

La seconda è che non può, evidentemente, ammettersi alcun abbassamento del livello dei controlli sugli appalti. Anzi, vieppiù al momento della messa a disposizione dei Fondi del PNRR, sarà necessario mantenere alta la guardia sulle infiltrazioni criminali nel settore e quindi non smantellare, ma migliorare, il sistema dei controlli. In tale ottica, il passo decisivo potrebbe essere dato dalla tanto invocata, spesso evocata ma ancora non attuata integrazione di tutte le banche dati pubbliche, in modo da consentire l’interazione tra tutti i soggetti coinvolti. A ben vedere, si tratta di un semplice (ma rilevantissimo) completamento della suddetta digitalizzazione. Semplice perché non si tratta di ‘creare’ nulla, ma solo di collegare; rilevantissimo perché, probabilmente, consentirebbe un salto di qualità decisivo, sia nella lotta al malaffare ed a pratiche e condotte rilevanti penalmente e comunque produttive di danni e inefficienze, sia nel miglioramento della qualità delle gare pubbliche, che inevitabilmente porta con sé una deflazione del carico giudiziario.

Pierluigi Giammaria – p.giammaria@lascalaw.com

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