Contenzioso finanziario

Prevedibilità dell’insolvenza da parte dell’emittente ed oneri probatori dell’investitore

App. Milano, 8 ottobre 2013, n. 3668 (leggi la sentenza per esteso)

La sentenza in oggetto, ottenuta dallo studio nell’ambito di un giudizio d’appello già risoltosi positivamente per l’intermediario finanziario, riveste una particolare importanza considerato che la Corte d’Appello, confermando la pronuncia di primo grado (Tribunale di Milano, 29-3-2010, n. 4099), torna sul tema della prevedibilità del rischio di insolvenza da parte degli emittenti di strumenti finanziari sul mercato mobiliare.

La centralità di una tale previsione viene posta in evidenza da parte della Corte d’Appello giacché l’obbligo di informativa specifica e la valutazione di adeguatezza degli investimenti deve essere compiuta da parte dell’intermediario finanziario attraverso un “giudizio ‘calibrato della tipologia del cliente’, formulato dalla banca sulla base della oggettiva conoscenza della clientela, strettamente connesso all’apprezzamento delle singole operazioni e, anzi, tale da precederle temporalmente e logicamente”.

In questo senso, dunque, operazioni d’investimento disposte da parte di clienti (ai quali veniva attribuita una operatività su strumenti finanziari dotati di una “non trascurabile” rischiosità) in un periodo certamente “non sospetto” in titoli obbligazionari emessi dalla Repubblica Argentina (“all’epoca [della negoziazione, ndr] il default dello stato sudamericano, verificatosi dopo quasi due anni, non appariva prevedibile, né risulta dedotto e tantomeno provato che a quel momento l’appellata disponesse di informazioni idonee a farlo supporre, considerati anche la stabilità in sostanza conservata dal rating dei titoli in questione sino al mese di marzo 2001 e il tenore delle valutazioni degli analisti finanziari e della stampa specializzata in un momento di calo dei rendimenti dei titoli di stato italiani”) o Parmalat (“all’epoca degli acquisti (tra l’ottobre 2000 e l’ottobre 2002) non risultava prevedibile il successivo tracollo, intervenuto soltanto nel dicembre 2003 e sulla base d’irregolarità, distrazioni e ammanchi resi possibili da accorgimenti contabili di natura truffaldina e precisamente intesi a occultarne e ritardarne la rilevazione da parte delle autorità e degli organi di controllo”), non possono ritenersi “non adeguati per tipologia ed oggetto”.

Peraltro, qualora l’investitore intenda censurare l’operato dell’intermediario finanziario, in ragione della violazione di propri obblighi di condotta, è necessaria la specifica allegazione dei presunti inadempimenti informativi, non potendosi affermare in termini generici violazioni di legge, in assenza di un esame specifico dei fatti.

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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