Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

Quando il principio dell’apparenza del diritto prevale sul disconoscimento delle firme

Con una recentissima pronuncia, il Tribunale di Milano, chiamato a statuire nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo promosso da un’Autorità Terza Ceduta (A.T.C.) con disconoscimento delle firme apposte sugli atti di benestare relativi ai contratti di cessione del quinto dello stipendio e di delegazione di pagamento conclusi da un Istituto di Credito Cliente dello Studio con il lavoratore/consumatore, ha confermato, sulla scorta dei principii dell’apparenza del diritto e dell’affidamento incolpevole, l’implicito riconoscimento delle sottoscrizioni stesse.

In particolare, spiega il Giudice, “Il principio di apparenza del diritto – che viene ricondotto a quello più generale dell’affidamento del terzo incolpevole – è di ampia applicazione  e ben  può essere invocato, in tema di rappresentanza, quando, indipendentemente dalla richiesta di giustificazione dei poteri del rappresentante che, a norma dell’art. 1393 c.c., costituisce comunque una facoltà e non un obbligo in capo al terzo contraente, non solo vi sia la buona fede del terzo, ma sussista altresì un comportamento colposo del rappresentato, che sia tale da ingenerare nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentanza sia stato effettivamente e validamente conferito al rappresentante apparente (ex plurimis, Cass. 13829/2004, 12617/2003, 18191/2007)”.

La ragione, spiega il Giudice meneghino, risiede nel fatto che “Il compendio documentale allegato in corso di causa da parte della convenuta, deve ritenersi essere stato idoneo ad ingenerare l’affidamento (..) circa la provenienza degli atti di benestare dalla società opposta: depongono in tal senso sia l’apposizione del timbro della società sui predetti documenti nonché sui certificati di stipendio, sia la regolare notifica della società sui predetti documenti nonché sui certificati di stipendio, sia la regolare notifica dei contratti con cessione del credito e delegazione di pagamento alla società nella immediatezza della stipula dei contratti di finanziamento, senza che fossero intervenute contestazioni di sorta, circostanze che potevano ragionevolmente far presupporre (..) che i successivi atti di benestare fossero stati rilasciati dalla società opponente con cognizione del rapporto intercorso tra il dipendente e la finanziaria e degli effetti derivanti in capo a sé per effetto dell’avvenuta cessione del credito e delegazione di pagamento”.

“D’altro conto conducono a far ritenere sussistenti gli estremi della condotta colposa della società (ATC) nell’avere ingenerato l’affidamento nella controparte, i seguenti elementi: l’aver consentito, anche in termini di omesso controllo, che terzi non autorizzati potessero sottoscrivere atti di impegno per la società e utilizzarne il timbro (..), il fatto che la stessa, pur a fronte della regolare e non contestata notifica degli atti di cessione e di delegazione di pagamento, non si sia curata di monitorare l’andamento del rapporto onde avere contezza delle obbligazioni sulla stessa discendenti e, quanto alla delegazione di pagamento, non si sia curata, mediante gli organi muniti dell’apposito potere, di contestarla o di trarne le conseguenze in punto di necessità di effettuare le trattenute dallo stipendio del lavoratore.”

Peraltro, rileva il Tribunale, “parte opponente non ha sollevato alcuna contestazione sulla quantificazione del credito, limitandosi a richiedere una consulenza contabile in corso di causa, condivisibilmente ritenuta esplorativa in sede di istruttoria”.

Sulla scorta delle predette considerazioni, ritenendo “che gli atti di benestare prodotti da parte opposta (..) siano produttivi di effetti” nei confronti della ATC ha respinto l’opposizione confermando il decreto ingiuntivo opposto e dichiarandolo definitivamente esecutivo.

Trib. Milano, 10 ottobre 2016, n. 11151 

Alessandra Palermoa.palermo@lascalaw.com

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