L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

La presunzione di ricezione opera se la notifica viene effettuata presso l’abitazione del destinatario

La notifica è valida quando può essere applicata la presunzione di ricezione, che l’art. 139, comma 2, c.p.c. colloca esclusivamente nel luogo di abitazione del destinatario, ritenendo che le persone che per varie ragioni si trovino al suo interno consegnino l’atto al suo destinatario.

“La notifica, benché non richiesta ed effettuata nel luogo di abitazione del destinatario nel suo Comune di residenza (come risultante dal certificato storico – anagrafico depositato), ma nel diverso luogo di abitazione di un parente stretto, che lo ha ricevuto in tale qualità, è valida quando alla fattispecie può essere applicata la presunzione di ricezione, che l’art. 139, comma 2, c.p.c. colloca esclusivamente nel luogo di abitazione del destinatario, dovendosi ragionevolmente ritenere che le persone che per varie ragioni si trovino al suo interno, specie se legate da stretti rapporti di parentela, consegnino, a loro volta, il plico o l’atto al suo destinatario.”

Questo è quanto ha statuito la Corte di Cassazione nel pronunciarsi in sede di ricorso, proposto avverso una sentenza emessa dal Tribunale di Viterbo, che a sua volta aveva respinto l’appello contro una sentenza del Giudice di Pace adito, il quale, ulteriormente, aveva rigettato l’originaria opposizione ad una cartella di pagamento.

In particolare, la suddetta cartella di pagamento trovava fondamento in alcuni verbali di accertamento redatti da un Comune della provincia di Viterbo, a seguito di una violazione del Codice della Strada da parte del ricorrente, al quale veniva irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria mediante notifica effettuata all’indirizzo risultante dal Pubblico Registro Automobilistico.

In sede di ricorso, il trasgressore ricorrente, ribadendo le argomentazioni esposte negli anteriori gradi di giudizio, sosteneva la nullità della notifica della cartella esattoriale poiché eseguita non presso l’indirizzo del nuovo Comune di residenza – la cui modifica era stata effettivamente compiuta in data anteriore rispetto a quella di notificazione dell’atto –  ma presso l’indirizzo dell’abitazione della sorella, risultante essere ancora sua convivente secondo i dati anagrafici non aggiornati presenti nel suddetto PRA.

In sostanza, il ricorrente asseriva che le modalità di notifica seguite da Equitalia S.p.A. non fossero state idonee a garantire allo stesso la conoscenza delle contestazioni addotte mediante la cartella di pagamento, poiché la sorella, nelle cui mani era stato consegnato l’atto, non era più sua convivente e, di conseguenza, non aveva modo di comunicare tempestivamente al fratello l’avvenuta ricezione.

Quindi, la questione sottoposta all’attenzione della Suprema Corte era quella di decidere se, nel caso di specie, fosse o meno applicabile la presunzione di ricezione disciplinata dall’art. 139 comma 2 c.p.c., la cui norma prevede che se il destinatario non è trovato presso la casa di abitazione o dove ha l’ufficio od esercita l’industria o il commercio, l’ufficiale giudiziario può consegnare copia dell’atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non infraquattordicenne od incapace.

La Corte, nel risolvere la controversia, ha ritenuto non potesse operare la norma richiamata poiché quest’ultima presuppone che la notifica sia effettuata presso l’abitazione del destinatario risultante dai registri anagrafici e, inoltre, ha specificato che ulteriore presupposto è che la persona alla quale copia dell’atto viene consegnata sia in rapporti tali da garantire che l’atto venga portato a conoscenza del destinatario.

In seguito, la Corte, evidenziando come nel caso di specie la notifica fosse stata disposta all’indirizzo non aggiornato presente nel Pubblico Registro Automobilistico e come fosse onere della Pubblica Amministrazione procedente attivarsi per verificare l’esattezza dello stesso, ha affermato l’invalidità della notifica dell’atto presupposto alla cartella di pagamento e, di conseguenza, ha annullato quest’ultima.

In conclusione, quindi, alla luce di quanto sopra esposto, seguendo l’iter logico tracciato dalla Suprema Corte, si può affermare che la presunzione ex art. 139 comma 2 c.p.c. è sempre integrata ogniqualvolta la notifica venga disposta presso l’indirizzo dell’abitazione del destinatario, purché risultante da un certificato anagrafico aggiornato.

Cass., Sez. VI, 13 aprile 2016, n. 7200 (leggi la sentenza)

Biagio Torsellob.torsello@lascalaw.com

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