Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Presto in vigore la riforma del sovraindebitamento

Grazie a un emendamento al D.L. 14 agosto 2020, n. 104 (c.d. Decreto agosto), entrerà presto in vigore la nuova disciplina del sovraindebitamento contenuta, fino a oggi, nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCI).

Come noto, l’entrata in vigore del nuovo CCI era stata differita al 1° settembre 2021, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Ebbene, la disciplina del nuovo sovraindebitamento verrà stralciata dal Codice per fare il suo debutto a breve, grazie a un innesto nel testo della legge 3/2012 dedicata al sovraindebitamento.

A favore dell’anticipazione delle nuove misure in tema di sovraindebitamento era stato lanciato un appello sottoscritto da diverse fondazioni, associazioni, magistrati e docenti universitari.

La crisi socioeconomica dovuta alla pandemia ha, infatti, causato un rapido deterioramento delle condizioni reddituali dei privati, con aumento dei c.d. crediti problematici.

La nuova disciplina è destinata a offrire risposte adeguate al contenimento della crisi, grazie a un miglioramento degli strumenti giuridici messi a disposizione e al superamento di numerose questioni interpretative.

La riforma è destinata a interessare le piccole imprese non assoggettabili al fallimento e i consumatori, a cui vengono equiparati anche i soci illimitatamente responsabili per quanto riguarda gli effetti sul loro patrimonio degli accordi di composizione della crisi della società.

Come noto, gli strumenti utilizzabili dai sovraindebitati saranno tre: il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore e la liquidazione controllata.

Tra le novità introdotte con l’emendamento, si segnala la possibilità per i componenti della medesima famiglia di ricorrere a un’unica procedura di composizione della crisi quando siano conviventi o quando il sovraindebitamento abbia un’origine comune.

Inoltre, con il piano del consumatore si potrà proporre anche la falcidia dei debiti derivanti da finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, da trattamento di fine rapporto, come pure del rimborso delle rate a scadere del mutuo garantito da ipoteca iscritta sull’abitazione principale del debitore, ma solo se lo stesso abbia già adempiuto al pagamento del debito scaduto alla data di presentazione del piano.

Infine, in tema di esdebitazione si prevede che il debitore meritevole, ma non in grado di offrire utilità ai creditori, può accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo l’obbligo di pagamento del debito entro 4 anni dal decreto del giudice, quando sopraggiungono utilità rilevanti che consentano il soddisfacimento dei creditori in misura non inferiore complessivamente al 10%.

Lodovico Dell’Oro – l.delloro@lascalaw.com

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