Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Prescrizione e onere della prova

La pronuncia in commento affronta la tematica – alquanto dibattuta in giurisprudenza – relativa all’onere della prova rispetto all’eccezione di prescrizione sovente sollevata dagli Istituti di credito quando vengono evocati in giudizio dai clienti/correntisti.

Nel frangente, una società chiamava in causa una banca per chiedere, previo accertamento dell’illegittima applicazione di interessi anatocistici, cms, spese ecc., la condanna di quest’ultima al pagamento delle somme, a proprio dire, indebitamente percepite. L’Istituto provvedeva alla propria costituzione, chiedendo il rigetto delle avverse doglianze e, in via preliminare, eccependo l’intervenuta prescrizione delle domande attoree per il decennio anteriore alla data di notifica dell’atto introduttivo.

Ebbene, il Tribunale, richiamando i più recenti arresti della Suprema Corte – in particolare SS.UU. n. 15895/19 – ha accolto l’eccezione di prescrizione svolta dalla Banca sul presupposto che l’attrice/correntista non aveva fornito la prova (sulla stessa incombente) della natura ripristinatoria delle rimesse affluite sul conto corrente oggetto di contestazione, nel decennio anteriore alla notifica della citazione e, quindi, nel periodo potenzialmente afflitto da prescrizione.

In particolare, il Giudice ha fatto menzione dei principi di diritto espressi dalle Sezioni Unite, secondo cui “In tema di prescrizione estintiva, l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l’indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte”.

I predetti principi sono stati di recente confermati dalla sentenza n. 2660/19 della S.C.: “in materia di contratto di conto corrente bancario, poiché la decorrenza della prescrizione è condizionata al carattere solutorio, e non meramente ripristinatorio, dei versamenti effettuati dal cliente, essa matura sempre dalla data del pagamento, qualora il conto risulti in passivo e non sia stata concessa al cliente un’apertura di credito, oppure i versamenti siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento; ne discende che, eccepita dalla banca la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale dal pagamento, è onere del cliente provare l’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quel versamento come mero ripristino della disponibilità accordata” (cfr. Cass. 15895/19).

In definitiva, il Tribunale ha ritenuto esente da indagine – poiché prescritto – il decennio anteriore alla  data di citazione dell’atto introduttivo del giudizio, ritenendo che l’onere della prova sulla natura delle rimesse affluite in conto corrente spetti al correntista che agisce in giudizio “ a fronte dell’eccezione di prescrizione sollevata dalla convenuta sarebbe stato onere del correntista produrre la documentazione contabile atta a dimostrare la natura ripristinatoria dei versamenti dovendo, pertanto, essere accolta l’eccezione di prescrizione con conseguente esclusione, ai fini della domanda di ripetizione d’indebito, di tutti i versamenti effettuati anteriormente ai dieci anni dalla notifica dell’atto di citazione.”

Trib. Siena, 18 gennaio 2020, n. 49

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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