Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Prescrizione: la ‘prova solutoria’ è a carico del correntista

“In materia di contratti bancari, non grava sulla banca l’onere di allegare e provare la natura solutoria dei versamenti, ma spetta all’attore in ripetizione dimostrare la natura indebita dei versamenti e, a fronte dell’eccezione di prescrizione dell’azione proposta dalla banca, dimostrare l’esistenza di un contratto di apertura di credito idoneo a qualificare il pagamento come ripristinatorio e a spostare l’inizio del decorso della prescrizione al momento della chiusura del conto”.

In questi termini si è espressa recentemente la Corte di legittimità, tornando a riproporre un tema caro al contezioso bancario, ovvero su chi gravi dimostrare la natura delle rimesse operate in conto, nei casi in cui la banca abbia eccepito la prescrizione della domanda di indebito oggettivo promossa dal correntista.

Per la Cassazione non vi sono dubbi in merito: non grava sull’intermediario l’onere di allegare e provare la natura solutoria dei versamenti, ma spetta all’attore in ripetizione “dimostrare la natura indebita dei versamenti e, a fronte dell’eccezione di prescrizione dell’azione proposta dalla banca, dimostrare l’esistenza di un contratto di apertura di credito idoneo a qualificare il pagamento come ripristinatorio e a spostare l’inizio del decorso della prescrizione al momento della chiusura del conto”

La pronuncia si conferma nel solco di quelle già pronunciate nell’autunno del 2018, Cass. Civ. n.n. 27704 e 27705 del 30 ottobre 2018, a mente delle quali, “eccepita dalla banca la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale dalle annotazioni passive in conto, quale fatto estintivo, essa ha l’onere di allegare l’inerzia, il tempo del pagamento ed il tipo di prescrizione invocata (…); se, a questo punto, il tempo decorso dalle annotazioni passive integri il periodo necessario per il decorso della prescrizione, diviene onere del cliente provare il fatto modificativo, consistente nell’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quei versamenti come mero ripristino della disponibilità accordata e, dunque, possa spostare l’inizio del decorso della prescrizione alla chiusura del conto.”

La Corte è stata chiamata ad esprimersi altresì sull’ulteriore questione che rappresenta la logica conseguenza della prima: la banca, che eccepisce la prescrizione non è onerata di eccepire altresì la finalità solutoria dei versamenti; come chiarito dalla Corte, infatti, “l’eccezione di prescrizione è validamente proposta quando la parte ne abbia allegato il fatto costitutivo, e cioè l’inerzia del titolare, manifestandone la volontà di avvalersene (cfr. Cass. n. 4372/2018), senza che sia necessario che la banca indichi specificamente le rimesse prescritte o il relativo dies a quo, emergendo la natura ripristinatoria o solutoria dei singoli versamenti dagli estratti-conto, della cui produzione in giudizio è onerato il cliente, sicché la prova degli elementi utili ai fini dell’applicazione della prescrizione è nella disponibilità del giudice che deve decidere la questione (Cass. n. 18144/2018)”.

Alla luce dei citati principi, la Corte ha rigettato il ricorso, condannando il correntista alla refusione delle spese.

Cass., Sez. III, Ord., 11 marzo 2020, n. 7013

Roberta Bramanti – r.bramanti@lascalaw.com

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