Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Prescrizione del diritto: è onere del correntista provare la natura ripristinatoria delle rimesse

La pronuncia rilasciata dal Tribunale di Trento, nella quale lo Studio difendeva un Istituto di credito citato in giudizio dalla società correntista, riguarda l’accertartamento dell’illegittimità degli addebiti in conto corrente ed ottenere così la rideterminazione del saldo.

Il nodo fondamentale della vertenza atteneva al tema della prescrizione del diritto vantato. Infatti, il conto corrente veniva estinto nel primo semestre del 2004, mentre la correntista provvedeva a interrompere -tramite mirata missiva- il decorrere dei termini di prescrizione nei primi mesi del 2014.

Come intuibile,  l’attenzione delle parti – e della Corte – si è incentrata sulla natura  delle rimesse solutorie e ripristinatorie.

La società correntista sosteneva che, trattando di un accertamento di natura “negativa”, l’onere della prova residuava in capo alla Banca.

Lo Studio, non condividendo tale impostazione e richiamando l’art. 2697 c.c., affermava recisamente la vigenza del principio di diritto per cui chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.

Il Giudice Istruttore, accogliendo la tesi esposta dall’Istituto di Credito, ha affermato che: “è da escludere che sia l’istituto di credito convenuto a dover fornire la prova della natura solutoria di ogni singolo versamento effettuato da parte attrice, in quanto, se cosi fosse, la banca dovrebbe provare l’assenza della natura ripristinatoria di detti versamenti, ovvero l’assenza di affidamenti o di aperture di credito che la determinano. In tal caso, la convenuta sarebbe gravata da un onere di prova del tutto negativo, il che si porrebbe con il principio “negativa non sunt probanda”.

L’argomento in parola è stato già oggetto di approfondimento su Iusletter nel precedente intervento del 9 febbraio 2016, ove ci si soffermava su una pronuncia altrettanto interessante della Corte di Appello di Brescia.

Di fatto assistiamo ad un ulteriore scostamento dal principio enunciato nella Sentenza n.4518/14 della Suprema Corte ove si affermava che l’onere della prova grava sulla parte che eccepisce la prescrizione, in base all’assunto che le rimesse hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e, quindi, la diversa funzione solutoria deve essere provata dalla parte che vuole giovarsi della prescrizione

Trib. Trento, 7 ottobre 2016, n. 956

Giovanni Prestipinog.prestipino@lascalaw.com

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