Usura e anatocismo, quando la domanda è carente di prova

Pregiudizio insito nella segnalazione in Centrale Rischi? La risposta del Collegio

L’ordinanza del Tribunale di Milano dell’8 febbraio scorso, commentata al seguente link, è stata impugnata dalla società ricorrente che si era vista rigettare la domanda dal Giudice della cautela.

Rammentiamo che la società aveva lamentato il mancato preavviso di segnalazione, comunicata a distanza di sei giorni, ed il difetto del requisito dell’insolvenza. Inoltre, secondo la tesi avversaria, il pregiudizio imminente e irreparabile, giustificante la tutela cautelare, sarebbe stato intrinseco alla segnalazione (c.d. periculum in re ipsa).

Ebbene, le istanze della società reclamante non sono andate incontro ad una sorte migliore dinanzi al Collegio che, nel confermare l’ordinanza reclamata, ha condiviso le difese svolte dalla Banca, sempre assistita dallo Studio. Infatti, il Collegio, richiamando l’insegnamento della Suprema Corte sul danno da illegittima segnalazione a sofferenza (v. Cass. n. 1931/17), ha chiarito che lo stesso non può essere in re ipsa al pari del periculum.

Ciò che gode di “facilitazioni agganciate al congegno presuntivo (articoli 2727-2729 c.c.)” è la prova del danno che, in ogni caso “deve essere sempre oggetto di proporzionata ed adeguata deduzione da parte del ricorrente.

Non potendo considerarsi il danno immanente alla segnalazione «ritiene il Tribunale che le suddette argomentazioni debbano essere riferite anche al presupposto del periculum e che pertanto, la parte richiedente un provvedimento cautelare abbia in primo luogo l’onere di allegazione dello specifico pregiudizio imminente e irreparabile e poi quello di provarne la sussistenza, anche in via presuntiva.  Nella fattispecie in esame, invece, la società ricorrente non ha adempiuto al proprio onere di allegazione, limitandosi a dedurre che, nell’ipotesi di asserita illegittima segnalazione a sofferenza nella Centrale di rischi gestita dalla Banca d’Italia, il pregiudizio è in re ipsa».

Il reclamante, inoltre, quale prova del pregiudizio imminente e irreparabile aveva allegato una segnalazione intervenuta successivamente ed effettuata da un altro istituto di credito. In particolare, era stato dedotto che la seconda segnalazione fosse diretta conseguenza della prima.

Anche tale assunto è stato ritenuto infondato dal Collegio secondo cui non regge la tesi dell’automatismo delle segnalazioni, che, in presenza di determinati presupposti, costituiscono un obbligo di legge.

Nello specifico: “secondo le istruzioni della Banca d’Italia di cui alla circolare n. 139/91, capitolo I Sezione 2, paragrafo 5.6, è prevista una segnalazione a sofferenza “obbligata” – salvo che ricorrano i presupposti per una diversa classificazione- soltanto nell’ipotesi di cessione di crediti stabilendo che il cessionario segnali tra le sofferenze i crediti acquistati aventi come debitori ceduti soggetti precedentemente segnalati in sofferenza; altrimenti, ciascun intermediario – come previsto dal paragrafo 1.5 – per effettuare l’appostazione a sofferenza deve compiere autonomamente la necessaria valutazione della complessiva situazione finanziaria del cliente e informarlo per iscritto. D’altro canto, a fronte della contestazione della reclamata in ordine all’asserito automatismo della segnalazione a sofferenza effettuata in data 22.1.19 dalla Banca X s.p.a., la ricorrente non ha prodotto alcun documento -e in particolare la dichiarazione di decadenza dal beneficio del termine /risoluzione del contratto trasmessale dalla Banca X s.p.a. via PEC in data 11.1.19 e richiamata nel doc. n. 10 prodotto – per consentire al Tribunale di verificare la motivazione dell’appostazione a sofferenza effettuata da tale istituto bancario.

Peraltro, si osserva che, pur essendo stata la segnalazione a sofferenza effettuata dalla reclamata in data 30.10.18 e quindi mesi prima, all’udienza del 17.1.19 la stessa ricorrente ha affermato di continuare a lavorare “con altre dodici banche, con rapporti in bonis””.

Tali considerazioni hanno portato al rigetto della domanda del reclamante condannato, altresì, alla refusione delle spese di lite nei confronti dell’istituto di credito.

Tribunale di Milano, ordinanza del 17 aprile 2019

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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