Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Precisazioni dall’Abi sulla moratoria dei rimborsi dei prestiti da parte delle PMI e dei titolari di partita Iva

La Associazione bancaria italiana (ABI) ha emanato una circolare entrando nel merito e fornendo chiarimenti su alcune misure a sostegno della liquidità per le imprese colpite dall’attuale emergenza sanitaria, contenute nel decreto legge 17 marzo 2020, n. 18.

In particolare, l’ABI è intervenuta sulla moratoria straordinaria dei prestiti e delle linee di credito concesse da banche e intermediari finanziari a micro, piccole e medie imprese, prevista all’art. 56 del Decreto (sulla quale ci soffermiamo in questo commento) e sui nuovi interventi del Fondo di garanzia per le PMI, di cui all’art. 49.

Con specifico riguardo a quanto previsto dall’art. 56, l’ABI ha illustrato i principali aspetti di tali misure, corredate con alcune prime indicazioni fornite dal Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) rispondendo con specifiche FAQ del 22 marzo 2020, anche alle richieste di chiarimenti avanzate dall’ABI stessa.

In particolare, quanto a tali misure di sostegno finanziario, tenendo conto delle risposte del MEF, l’ABI ha precisato che:

  1. le aperture di credito sino a revoca e i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti in essere alla data del 29 febbraio 2020 o fino alla data di pubblicazione del decreto (17 marzo 2020), se superiori, non possono essere revocati neanche in parte (sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata), fino al 30 settembre 2020;
  2. il rimborso dei prestiti non rateali che scadono prima del 30 settembre 2020 è posticipato, senza alcuna formalità, al 30 settembre 2020, alle medesime condizioni. Sono prorogati per lo stesso periodo anche gli elementi accessori che l’ABI ha precisato consistere in “tutti i contratti connessi al contratto di finanziamento, tra i quali, in particolare, garanzie e assicurazione (nonché i contratti in derivati)”, senza la necessità di alcuna formalità. Elementi accessori che, ha spiegato l’ABI, rimangono immutati anche per le aperture di credito e i prestiti di cui al predetto punto a.
  3. il pagamento delle rate o dei canoni di leasing relativi ai mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso sino al 30 settembre 2020.

La Circolare chiarisce anche che il periodo di sospensione di tutti i suddetti pagamenti comprende le rate in scadenza il 30 settembre 2020, vale a dire che neppure le rate in scadenza al 30 settembre dovranno essere pagate.

Quanto ai soggetti beneficiari delle misure di moratoria previste dal Decreto, l’ABI ha ricordato che potranno richiedere queste misure le micro, piccole e medie imprese, con sede in Italia, appartenenti a tutti i settori, come definite dalla Raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003, che hanno subito in via temporanea carenze di liquidità per effetto dell’epidemia.

Sono quindi ricompresi tra i soggetti beneficiari “le imprese con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro” e, come precisato dal MEF, anche i lavoratori autonomi titolari di partita IVA tra cui i professionisti e le ditte individuali.

Dal punto di vista delle condizioni necessarie per usufruire delle citate misure di favore i beneficiari non devono avere posizioni debitorie classificate dalla regolamentazione bancaria come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate.

Inoltre, per essere ammessi alle suddette agevolazioni occorre che i beneficiari non abbiano rate insolute anche parzialmente da oltre 90 giorni.

Per quanto riguarda le modalità di accesso al beneficio, previste dall’art. 56, comma 3 del Decreto, gli interessati dovranno inviare una specifica comunicazione a mezzo PEC o raccomandata, o comunque “con strumenti idonei ad assicurare la data certa”, con la quale dovranno autocertificare di aver subito carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da Covid-19 e di possedere i requisiti soggettivi sopra indicati.

Le banche, dal canto loro, saranno tenute ad accettare le comunicazioni di moratoria se rispettano i requisiti formali, senza alcun obbligo di verificare la veridicità delle autodichiarazioni effettuate dalle imprese.

Deve, in ogni caso, trattarsi di finanziamenti già ottenuti dalle imprese prima dell’entrata in vigore del Decreto.

Infine, interessante precisazione è quella che riporta quanto affermato dal Ministero dell’economia e delle finanze nelle FAQ del 22 marzo 2020 secondo cui, “dato che l’epidemia da COVID-19 è formalmente riconosciuta come evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia”, può ricorrere alle citate moratorie anche l’impresa, che comunque è in bonis, anche se ha già ottenuto misure di sospensione o ristrutturazione dello stesso finanziamento nell’arco dei 24 mesi precedenti.

Consulta la circolare ABI del 24 marzo 2020

Antonio Ferraguto – a.ferraguto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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