La Corte di Cassazione torna ad occuparsi di anatocismo bancario

Il preavviso di segnalazione non spetta a tutti

Di recente lo Studio ha ottenuto il rigetto di un ricorso cautelare promosso da una società e finalizzato alla cancellazione di una segnalazione a sofferenza ritenuta illegittima. Il ricorrente, richiamate le vicende legate alla propria attività imprenditoriale, aveva allegato la mancanza del preavviso di segnalazione, che era stata comunicata solo successivamente e, nello specifico, a distanza di sei giorni. La società, inoltre, lamentava che la segnalazione a sofferenza sarebbe stata effettuata in difetto dei presupposti di legge (requisito dell’insolvenza).

La banca resistente eccepiva, in primo luogo, che la segnalazione, pur comunicata in un secondo momento, era comunque stata preceduta da diverse richieste di pagamento che avevano assolto alla finalità propria del preavviso, ossia quella di consentire al debitore di approntare i possibili rimedi atti a prevenire la segnalazione, regolarizzando la propria posizione debitoria. Pertanto, nel caso di specie, non era ravvisabile alcuna lesione del diritto di difesa.

Il Giudice, nell’aderire alle eccezioni sollevate dalla resistente, ha evidenziato che: “l’informativa obbligatoria non è configurabile quale richiesta di consenso, “essendo piuttosto finalizzata a consentire al cliente di approntare i possibili rimedi, in vista del rientro dalla propria obbligazione” Da ciò consegue che la parte avrebbe dovuto almeno allegare di non aver potuto, in conseguenza dell’omessa comunicazione, approntare i possibili rimedi per regolarizzare la propria posizione. In assenza di tale allegazione e considerata l’assenza di qualsivoglia riferimento, da parte della ricorrente, alla sua possibilità – se tempestivamente avvertita – di fornire alla banca elementi concreti per impedire la segnalazione, si ritiene che l’assenza di una comunicazione preventiva non assuma rilievo ai fini della concessione dell’invocata tutela cautelare. In conclusione sul punto, la circostanza che nella fattispecie la comunicazione della segnalazione sia stata effettuata in data 5 novembre 2018, ossia successivamente alla segnalazione medesima (del 30 ottobre 2018), appare irrilevante”.

In aggiunta, il Giudice ha rilevato che la natura preventiva della comunicazione è richiesta solo per i clienti consumatori in quanto: “la necessità dell’informazione preventiva è espressamente posta a carico dell’intermediario solo nei confronti dei consumatori (art. 125 comma 3, T.U.B.) mentre in relazione agli altri soggetti le Istruzioni della Banca d’Italia (circolare 139\91, 17°Aggiornamento del mese di giugno 2018, cap II, sez. 2, pa. 1.5) dispongono unicamente che “gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati (garanti, soci illimitatamente responsabili) la prima volta che lo segnalano a sofferenza”.

Tali considerazioni, unite all’insussistenza del periculum in mora, prospettato solo in termini di mera eventualità, hanno portato al rigetto della domanda del ricorrente condannato, altresì, alla refusione delle spese di lite nei confronti dell’istituto di credito resistente.

Tribunale di Milano, ordinanza dell’8 febbraio 2019

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Anatocismo vietato dall’ordinamento? “Not today”

La Corte d’Appello di Torino si esprime sulla questione relativa all'immediata applicabilità dell...

Contratti Bancari

Contratti Bancari

Non c’è pace per i contratti di mutuo: vengono sottoscritti dai mutuatari e poi contestati senza...

Contratti Bancari

Nessun patto fra cliente e banca

Secondo il Tribunale di Torino, pronunciatosi nella recentissima sentenza n. 2116 del 3 maggio, in c...

Contratti Bancari