Postino trova sconosciuto in casa, la notifica è salva!

Postino trova sconosciuto in casa, la notifica è salva!

La notificazione del verbale di contestazione di una sanzione amministrativa è valida anche quando, a mezzo del servizio postale, il plico viene consegnato in mani di persona di cui nell’avviso di ricevimento non è indicata né la qualità, né il rapporto con i destinatari.

I Supremi Giudici, con ordinanza n. 26705 del 21 ottobre 2019, ne spiegano il motivo: se l’amministrazione notifica il verbale non tramite ufficiale giudiziario, ma mediante spedizione diretta, non si applicano le prescrizioni per la validità delle notificazioni esplicitate all’art. 139 c.p.c., ma solo quelle di cui al regolamento postale per la raccomandata ordinaria. Per questa tipologia di notificazione, infatti, non sussiste alcun profilo di nullità nel caso in cui il plico sia consegnato nel domicilio del destinatario e l’avviso di ricevimento sia sottoscritto dalla persona rivenuta dall’ufficiale postale senza che risulti la sua qualità o la sua relazione con il destinatario (cfr. Cassazione n. 24780 dell’8 ottobre 2018).

Al contrario, la validità della notificazione nelle forme dell’art. 139 c.p.c. è strettamente correlata all’indicazione della qualità del soggetto che attesta la ricezione del plico, stante l’elenco dettagliato e tassativo di persone di cui ai commi 2 e 3 del medesimo articolo. Il destinatario della notificazione a mezzo del servizio postale ha, quindi solo una freccia nel suo arco: superare la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., provando di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di prendere cognizione del plico.

Nel caso al centro dell’ordinanza in commento, i giudici hanno rigettato il ricorso proposto da un imprenditore sottoposto a sanzione amministrativa, il quale aveva sostenuto che la mancata indicazione, nell’avviso di ricevimento, della qualità della persona cui era stata consegnata la notifica, impediva di ritenere operante la presunzione di conoscenza stabilita dall’art. 1335 c.c.. La Cassazione, infatti, fa notare che, da un lato, essendo la comunicazione pervenuta all’indirizzo dell’imprenditore, fosse onore del medesimo di provare di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di prendere cognizione del plico, e, dall’altro, che tale prova non fosse mai stata fornita.

La Corte fuga ogni principio di incostituzionalità della normativa valorizzando proprio la possibilità in capo al destinatario di superare tale presunzione di conoscenza.

Dopo questa recente ordinanza, dunque, tali principi possono considerarsi pacificamente affermati in materia di notificazione sia di cartelle di pagamento esattoriali, che di sanzioni amministrative, stante l’identità di ratio delle due materie, prontamente sottolineata dai Giudici. Per gli altri settori del vasto mondo delle notificazioni appare quantomeno dubbio ipotizzare un’applicazione di questi principi, stante la differente rilevanza degli interessi in gioco, per esempio, in caso di notifica di un atto giudiziario.

Più spazi di valutazione sembrano invece aprirsi in merito all’applicabilità di tali principi alla notifica dell’atto di precetto, stante l’identità di natura, quale intimazione al pagamento, sottesa alle tipologie di atti qui analizzate; ma anche in questo caso, il campo è adombrato dalla decennale disputa sulla natura del precetto, se atto giudiziale o stragiudiziale o un tertium da non ingabbiare.

Ad ogni buon conto, solo pronunce future potranno dirimere i dubbi sull’applicabilità dei principi qui analizzati, sicuramente più favorevoli al notificante piuttosto che al destinatario.

Cass., Sez. VI Civ. – 2, 21 ottobre 2019, ordinanza n. 26705

Simone D’Andrea – s.dandrea@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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