Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Postergato: “tu non puoi votare!”

Il piano concordatario può prevedere una classe di creditori postergati titolari di diritto di voto, i quali, però, devono necessariamente essere soddisfatti solo una volta pagati integralmente i creditori con titolo anteriore.

Una Società, dichiarata fallita a seguito della declaratoria di inammissibilità del piano concordatario, impugna la sentenza della Corte d’Appello (chiamata a giudicare sulla legittimità del fallimento) asserendo che il Tribunale di merito non abbia valutato correttamente il raggiungimento delle maggioranze come previste dall’articolo 177 l.f..

In effetti, nel caso di odierno interesse, la proposta prevedeva che il pagamento dei creditori postergati (nella specie, alcuni soci che avevano finanziato l’attività dell’impresa) avvenisse contestualmente ai creditori chirografari e non invece, come pacificamente previsto dal Legislatore e confermato a più riprese dalla giurisprudenza, solo una volta terminata l’integrale soddisfazione di questi ultimi.

Secondo la corte di merito, infatti, pur potendosi attribuire ai creditori postergati diritto di voto sul contenuto del piano, mai la regola della postergazione può subire deroghe, a maggior ragione se ciò sarebbe permesso dagli stessi creditori che, poi, ne beneficerebbero.

Afferma, infatti, la Cassazione: “se è pur vero che ai creditori postergati può essere attribuito il diritto di voto […] deve comunque verificarsi se la creazione di tale classe di votanti possa determinare in concreto una violazione della regola stessa della postergazione, non potendosi derogare al principio del soddisfacimento solo residuale e sempre posposto dei creditori postergati, attraverso una loro sostanziale equiparazione ai chirografari”.

Ma ancor prima, continua la Corte – che pur riconosce un effettivo interesse dei creditori postergati a palesare il proprio gradimento in merito al contenuto del piano – la volontà del Legislatore nell’imporre il preliminare soddisfacimento delle altre classi di creditori, non può divernire disponibile per le parti.

In alcun modo, quindi, neppure qualora effettivamente il piano venga valutato positivamente, può prevedere pagamenti fuori dall’ordine e dalle modalità previste dal Legislatore.

La decisione, per quanto “severa”, non deve stupire: è chiaro che il principio della par condicio creditorum passa anche – e, anzi, si concretizza – nell’ordine di soddisfazione dei crediti.
Ed essendo tale principio il cardine delle procedure concorsuali non può essere in alcun modo oggetto di trattative.

Cass. Civ. Sez I, 27 dicembre 2019, n. 34539

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

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