Diritto Processuale Civile

Posta elettronica certificata e il R.d. n. 37 del 1934

Le Sezioni Unite Civili con la sentenza n. 10143/2012  hanno avuto modo di pronunciarsi in merito alla necessità di conciliare la disciplina sulla posta elettronica certificata e il R.d. n. 37 del 1934, con specifico riferimento al dettato di cui all’art. 82.

Detta disposizione, tutt’ora vigente, stabilisce che “i procuratori che esercitino il proprio ufficio in un giudizio fuori dalla circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto di costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso.

In mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria”.

Le Sezioni Unite hanno osservato che “dopo l’entrata in vigore delle modifiche degli artt. 366 e 125 c.p.c., apportate rispettivamente dall’art. 25, comma 1, lett. a) quest’ultimo modificativo a sua volta dell’art. 2, comma 35-ter, lett. a), d.l. 13 agosto 2011, n. 138, conv. in l. 14 settembre 2011, n. 148, e nel mutato contesto normativo che prevede ora in generale l’obbligo per il difensore di indicare, negli atti di parte, l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, si ha che dalla mancata osservanza dell’onere di elezione di domicilio di cui all’art. 82 per gli avvocati che esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati consegue la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria innanzi alla quale il giudizio è in corso il giudizio solo se il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c., non abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine”.

La Corte, dunque, ha adottato un’interpretazione “adeguatrice” in ragione del mutato quadro normativo in tema di notificazioni.

Peraltro, occorre rilevare che diversamente si determinerebbe un’irragionevole differenziazione poiché, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., come novellato dalla Legge n. 183/2011, l’indicazione dell’indirizzo PEC nel ricorso nel giudizio di Cassazione già esclude la domiciliazione ex lege presso la cancelleria.

Appare fondamentale evidenziare, inoltre, che in tema di prospective overruling la Cassazione ha precisato che le norme introdotte dalla Legge n. 183/2011 sono applicabili dal 1° febbraio 2012, poiché le norme processuali contenute nella legge di stabilità si applicano decorsi trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge 183/11, e dunque un mese dopo il primo gennaio scorso.

D’ora in poi, dunque, la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria innanzi alla quale è in corso il giudizio scatta solo se il difensore che non adempie all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c. non ha indicato nell’atto l’indirizzo Pec comunicato all’Ordine di appartenenza.

(Carmela Prencipe – c.prencipe@lascalaw.com)

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