Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Quando possono essere revocati gli atti posti in essere sulla base del piano attestato di risanamento?

L’inapplicabilità dell’esenzione dalla revocatoria può essere disposta solo in seguito ad un accertamento in ordine alla completa ed evidente inattendibilità del piano attestato

Il Decreto Legge n. 83/2012 ha introdotto alcune fondamentali novità nell’intera Legge Fallimentare e soprattutto nelle c.d. “procedure concorsuali minori“, tra le quali gioca un ruolo importante il piano attestato di risanamento ex articolo 67, terzo comma, lettera d) Legge Fallimentare,

Il piano attestato di risanamento è, appunto, una “procedura concorsuale minore”, in quanto è uno strumento totalmente nelle mani dell’imprenditore per risanare l’impresa e riportarla in equilibrio economico e finanziario tramite la realizzazione di una serie di operazioni strategiche, senza che vi sia controllo alcuno da parte del Tribunale, diversamente da quanto avviene nelle procedure concorsuali.

La ratio dell’istituto è quella di salvaguardare gli atti esecutivi posti in essere all’interno di un attendibile piano di risanamento aziendale, nel caso in cui il programma non raggiunga il successo sperato e si apra il successivo fallimento dell’imprenditore.

La protezione che viene data per questi atti consiste nell’esonerare i terzi, che hanno confidato nella bontà del piano e nella sua buona riuscita, dalle conseguenze che si potrebbero avere nel caso in cui fosse attivata l’azione revocatoria fallimentare.

Una delle peculiari caratteristiche di tale procedura è che il piano dev’essere attestato da un professionista indipendente che deve accertare la veridicità dei dati e la fattibilità del piano stesso.

Venendo ora al caso di specie, la curatela di una società fallita e che si era precedentemente avvalsa del piano attestato di risanamento, citava in giudizio due società, alle quali l’odierna fallita aveva erogato del denaro in forza di detto piano, per sentir dichiarare l’inefficacia di detti pagamenti, ritenendo affetto da nullità il piano stesso.

In particolare, il punto focale della questione era se fosse effettivamente e concretamente possibile, per la società in favore della quale veniva effettuato il pagamento, eccepire l’assoluta inidoneità del piano attestato a fornire elementi sufficienti per attribuire credibilità alle ipotesi di risanamento proposto dalla società in bonis.

Infatti, sottolinea il giudice scaligero, occorre  dimostrare l’assoluta inidoneità dell’attestazione, in difetto della quale trova piena ed indiscutibile efficacia l’esenzione dalla revocatoria espressamente prevista dall’art. 67 L.F.

La questione è stata recentemente risolto dal Tribunale di Verona con sentenza n. 347/2016.

Dagli atti di causa emerge che la soluzione prospettata era in linea con le informazioni assunte dal professionista, risultanti nella relazione peritale e fornitegli dall’odierna fallita ed, anzi, non risultava che la società avesse fornito dati ed elementi diversi da quelli esposti nella relazione.

Si poneva però il quesito della valutabilità effettiva dell’inattendibilità della previsione del piano da parte della società a favore della quale veniva effettuato il pagamento.

A tal proposito, per il giudice veneto, l’inattendibilità del piano dev’essere accertata in modo rigoroso e basandosi sugli elementi che potevano essere ravvisabili chiaramente ex ante e non ex post:  “la sanzione dell’inapplicabilità dell’esenzione dalla revocatoria può essere irrogata solo a seguito dell’accertamento di una completa ed evidente inattendibilità del piano, dovuta a contraddizioni interne ovvero a presupposti che per ciò che normalmente può accadere non possono trovare oggettiva concretizzazione”.

In altri termini, qualora le previsioni imprenditoriali del piano siano caratterizzate da visioni ottimistiche, ciò non può comportare tout court la revocatoria degli atti posti in essere in ottemperanza al piano stesso, a maggior ragione se le medesime sono valutate sulla base di conoscenze che si possono avere solo ex post.

Conseguentemente, pur riconoscendo l’oggettiva insufficienza del piano di attestazione, non percepibile ex ante ed in modo sicuro dai convenuti (“ma certamente esistente”), il giudice di merito conclude non ravvisando elementi per affermare l’assoluta inidoneità del piano di risanamento dell’impresa.

Matteo Dalla Pozzam.dallapozza@lascalaw.com

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