Diritto dell'Esecuzione Forzata

Possibilità per il giudice di emettere anche d’ufficio il provvedimento di condanna alle spese di lite al quale va riconosciuta valenza di decisione giurisdizionale, indipendentemente dalla natura del provvedimento a cui accede

Cass., Civile, 3 settembre 2014, n. 18576 

Con la pronuncia in commento la Suprema Corte ribadisce ancora una volta il principio già enunciato dalla giurisprudenza di legittimità secondo il quale il “regolamento delle spese è consequenziale ed accessorio rispetto alla definizione del giudizio, pertanto la condanna al pagamento delle spese della lite, legittimamente può essere emessa, a carico della parte soccombente, anche d’ufficio, in mancanza di un’esplicita richiesta della parte vittoriosa, a meno che esista una esplicita volontà di quest’ultima di rinunziarvi” (conforme Cass. S.U. 9859/97; Cass. 6893/99; Cass. 22106/2007).

Muovendo da tale premessa, nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha quindi ritenuto corretta la statuizione emessa in punto spese dai giudici di merito ed ha preso lo spunto per affermare che in materia di condanna alle rifusione delle spese la disposizione contenuta al secondo comma dell’articolo 92 c.p.c. prevede la mera possibilità per il giudice di compensare le spese nell’ipotesi di soccombenza reciproca, e non l’obbligo in tal senso.

Pertanto, una volta appurata la soccombenza reciproca delle parti, la compensazione delle spese o la condanna ad esse di una sola parte, è rimessa al libero apprezzamento del giudice, non sindacabile in sede di legittimità.

Muovendo da tali considerazione la corte di legittimità arriva, infine, a riaffermare che la statuizione relativa alle spese, inerendo a posizioni giuridiche soggettive di debito e credito discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo rispetto a quello in esito al quale essa è stata adottata, ha i connotati della decisione giurisdizionale, indipendentemente dalla natura del provvedimento a cui accede, sia esso sentenza, ordinanza o decreto.

L’articolo 91 c.p.c. utilizza, infatti, il termine sentenza in un’accezione omnicomprensiva tale da riconsiderare tutti i provvedimenti che, nel risolvere contrapposte posizioni, chiudono il procedimento dinanzi al giudice che li emette.

9 settembre 2014

(Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com)

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