Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

È possibile il trasferimento a trattativa privata di immobili acquisiti al fallimento?

La Suprema Corte ha recentemente avuto modo di confermare (Sez. I, 23/12/2016, n. 26954) l’ormai consolidato orientamento secondo il quale ogni negozio giuridico, attraverso il quale si realizzi il trasferimento a trattativa privata di immobili acquisiti al fallimento, sia soggetto alla sanzione di nullità prevista dall’art. 1418 c.c.

Predetta sanzione è, tra l’altro, destinata ad investire anche tutti i provvedimenti degli organi fallimentari, direttamente consequenziali al trasferimento; pertanto, anche l’eventuale vendita avvenuta nell’ambito di una transazione sarebbe sottoposta all’applicazione della norma di cui all’art. 1419 c.c. per la nullità che comunque investirebbe il trasferimento della proprietà degli immobili.

L’art. 108 della legge fallimentare deve, quindi, essere interpretato alla stregua della disposizione che non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata ma soltanto l’alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono con il decreto di trasferimento del bene.

Di guisa, è nulla per contrarietà a norma imperativa la vendita a trattativa privata ed è illegittimo il provvedimento del giudice delegato che autorizzi una vendita non pienamente corrispondente ad uno dei due tipi – con o senza incanto – espressamente previsti e disciplinati dall’art. 108 L.F.

Dalla nullità dell’atto di trasferimento a trattativa privata dei diritti immobiliari del fallimento diviene conseguente la pronuncia di nullità – a monte – degli atti procedimentali interni preparatori e – a valle – delle disposizioni incidenti sui diritti dei terzi creditori ipotecari.

Silvia Alessandra Paganis.pagani@lascalaw.com

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