A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

E’ possibile proporre appello con riserva se la “definitività” della sentenza è dubbia

È stata posta all’attenzione della Suprema Corte la questione riguardante l’individuazione, in funzione del regime di impugnazione (immediata o differita), della natura definitiva o non definitiva della sentenza che decida solo su alcune delle domande cumulativamente proposte tra le stesse parti.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con recente sentenza del 19 aprile 2021, ha affermato che “ai fini della natura definitiva o non definitiva della sentenza che abbia deciso su una delle domande cumulativamente proposte tra le stesse parti, deve aversi riguardo agli indici di carattere formale desumibili dal contenuto intrinseco della stessa sentenza, quali la separazione della causa e la liquidazione delle spese di lite in relazione alla causa decisa. Tuttavia, qualora il giudice, con la pronuncia intervenuta su una delle domande cumulativamente proposte, abbia liquidato le spese e disposto per la prosecuzione del giudizio in relazione alle altre domande, al contempo qualificando come non definitiva la sentenza emessa, in ragione dell’ambiguità derivante dall’irriducibile contrasto tra indici di carattere formale che siffatta qualificazione determina e al fine di non comprimere il pieno esercizio del diritto di impugnazione, deve ritenersi ammissibile l’appello in concreto proposto mediante riserva”.

Nella sentenza, la Corte di Cassazione ha chiarito come ormai, nel risolvere il contrasto tra le decisioni favorevoli a un approccio cd. “sostanzialista” e quelle propense ad una soluzione cd. “formalista”, vi sia orientamento giurisprudenziale consolidato, secondo cui “si applica nel caso di cumulo di domande fra gli stessi soggetti, la sentenza che decida una o più di dette domande, con prosecuzione del procedimento per le altre, ha natura non definitiva, e come tale può essere oggetto di riserva d’impugnazione differita (artt. 340 e 361 cod. proc. civ.), qualora non disponga la separazione, ai sensi dell’art. 279 secondo comma, n. 5), cod. proc. civ., e non provveda sulle spese relative alla domanda o alle domande decise, rinviando all’ulteriore corso del giudizio, tanto perché, anche al fine indicato, la definitività della sentenza esige un espresso provvedimento di separazione che chiude la contesa cui si riferisce, con il quale si provvede “sia pure implicitamente, alla separazione delle cause in quanto la condanna alle spese della parte soccombente è contenuta nel provvedimento decisorio che definisce e cioè conclude, per quella fase, il procedimento pendente davanti a lui“”( Cass. S.U. n. 8 ottobre 1999 n. 711).

Ed ancora, ha chiarito che “gli indici formali rilevanti” ai fini della qualificazione della sentenza come definitiva, e dunque immediatamente impugnabile, sono individuati dalla giurisprudenza di legittimità nel provvedimento di separazione delle cause e nella condanna alle spese della parte soccombente che, contenuta nel provvedimento decisorio che definisce e cioè conclude il procedimento pendente in una determinata fase, che presuppone la separazione della causa, così che la presenza dell’uno o dell’altra vale a segnalare ai destinatari del provvedimento il carattere definitivo della sentenza che ha deciso su una delle domande cumulate.

Gli indicatori formali che assumono rilevanza, quindi, sono intrinseci alla sentenza e dalla stessa immediatamente percepibili, dovendosi ritenere esclusa l’utilizzabilità di elementi esterni alla decisione, per definizione non rispondenti alle indicate esigenze di certezza e di affidamento.

La Corte, in ultimo ha puntualizzato che, assume carattere intrinseco e formale anche l’espressa qualificazione della sentenza come definitiva o non definitiva da parte del giudice.

La contestuale presenza, rilevabile nel caso sottoposto, di una qualificazione della sentenza dissonante rispetto agli altri indici formali desumibili dal testo costituisce una evidente anomalia nella decisione, in contrasto con le connotazioni di certezza che il provvedimento decisorio dovrebbe rivestire al fine di garantire il pieno esercizio del potere di impugnazione.

Nella fattispecie, determina la difficoltà di attribuire prevalenza all’uno o all’altro degli indicatori rinvenibili: l’uno, l’espressa qualificazione da parte del giudice, l’altro, la liquidazione delle spese, esplicitazione di un provvedimento di separazione.

Al fine di dirimere il dubbio, gli Ermellini, evitando soluzioni sostanzialistiche, hanno stabilito che in ragione dell’ambiguità derivante dall’irriducibile contrasto tra indici di carattere formale, che siffatta qualificazione determina e al fine di non comprimere il pieno esercizio del diritto di impugnazione, deve ritenersi ammissibile l’appello in concreto proposto mediante riserva.

Caterina Morabito – c.morabito@lascalaw.com

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