La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Possibile la rimessione in termini per l’esperimento della mediazione obbligatoria

Come noto, le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno recentemente statuito che, nell’ambito dei procedimenti di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di introdurre la mediazione obbligatoria è posto a carico della parte opposta.

Dunque, nell’ipotesi di inerzia, alla pronuncia di improcedibilità conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo e non già la conferma dello stesso (cfr. Cass., Sez. Unite, 18-09-2020, n. 19596).

L’intervento del giudice nomofilattico ha determinato una decisa inversione di rotta rispetto all’orientamento giurisprudenziale maggioritario, che aderiva, invece, alla soluzione contraria.

Per tale ragione, ferma la valenza pro futuro del principio dettato dalle Sezioni Unite, occorre chiedersi in che termini la decisione della Suprema Corte incida sui procedimenti già instaurati.

L’interrogativo riguarda, in particolar modo, i giudizi chiamati per la verifica dell’esito della mediazione, nell’ambito dei quali il termine per l’introduzione della procedura conciliativa è spirato, invano, prima del pronunciamento dei giudici ermellini.

Su questo aspetto si esprime l’ordinanza in commento, resa dal Tribunale di Napoli Nord lo scorso 03-12-2020.

Il Giudice, in primo luogo, rileva che alcuna delle parti aveva provveduto all’introduzione della mediazione, nonostante la propria disposizione in tal senso con precedente ordinanza del 23-10-2019.

Ciononostante, lo stesso non si pronuncia nel senso dell’improcedibilità ma, su richiesta di parte opposta, concede la rimessione in termini ex art. 153, co. 2 c.p.c., con la seguente motivazione: “rilevato che sussistono i presupposti per l’accoglimento della predetta istanza, dal momento che, successivamente allo spirare del termine assegnato con ordinanza del 23.10.2019 è intervenuta la sentenza n. 19596/2020 della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che si è pronunciata in senso contrario all’orientamento giurisprudenziale, pur largamente seguito, cui aderiva questo giudice ai fini della individuazione della parte onerata di esperire il tentativo di mediazione nell’opposizione a decreto ingiuntivo”.

Così facendo, il Tribunale elide l’effetto negativo derivante dallo spirare del termine per l’introduzione della procedura conciliativa nella “vigenza” del precedente orientamento giurisprudenziale.

La pronuncia in esame, sintetica quanto lineare, dimostra di fare piena applicazione dei principi dettati dalle stesse Sezioni Unite in materia di overruling: è fermo ed inviolabile, infatti, il diritto del giudice di modificare un precedente orientamento ma, ove ciò accada, occorre altresì tutelare la posizione della parte che abbia adeguato il proprio comportamento processuale ad una regola – seppur interpretativa – ormai consolidata (cfr. Cass., Sez. Unite, 11-07-2011, n. 15144; Cass., Sez. Unite, 12-02-2019, n. 4135).

Trib. Napoli Nord, Sez. III, 3 dicembre 2020

Roberto Perrone – r.perrone@lascalaw.com

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