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È possibile il cumulo di procedure esecutive sul medesimo bene

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte ribadisce l’orientamento ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui il creditore non solo può aggredire più beni del medesimo debitore, ma può altresì procedere a più pignoramenti dello stesso bene, in tempi successivi, non ricorrendo in tal caso una situazione di litispendenza ex art. 39 c.p.c; ciò in quanto il diritto di procedere in executivis si esaurisce solo con la piena soddisfazione del credito portato dal titolo esecutivo.

La pronuncia esaminata si fonda su una peculiare fattispecie che vede la coesistenza di due procedure esecutive presso terzi; in particolare, A, titolare di un credito nei confronti di B, sottoponeva a pignoramento quanto dovuto dal debitor debitoris C; quest’ultimo rendeva dichiarazione negativa, in ragione del fatto che B, a sua volta, aveva sottoposto a pignoramento un quinto dello stipendio di C.

Il creditore procedente A, dopo aver ottenuto l’accoglimento della domanda di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato, si sostituiva ex art. 511 c.p.c. a B nella procedura avviata in danno di C; quest’ultimo, dopo il rigetto dell’appello, proponeva ricorso in Cassazione, rilevando sostanzialmente un’indebita duplicazione delle azioni esecutive e l’inammissibilità del pignoramento promosso da A, in virtù della sostituzione effettuata da questi nella seconda procedura.

La Corte, in applicazione dei principi ormai consolidati nella giurisprudenza di legittimità in materia di cumulo di mezzi esecutivi (cfr., ex multis: Cass. civ. n. 2347 del 18/09/2008; Cass. civ. n. 13204 del 26/07/2012), precisa che la domanda di sostituzione esecutiva di cui dall’art. 511 c.p.c. comporta il subingresso del creditore nella posizione dell’esecutato e rappresenta, quindi, “uno strumento esecutivo in quanto, per il suo tramite, il sostituto soddisfa forzatamente il proprio credito nei confronti del sostituito”.

In forza di tale sostituzione, il pignoramento presso terzi promosso da A e l’istanza di sostituzione presentata da questi nella procedura promossa da B hanno ad oggetto il medesimo credito, ossia quello vantato da B nei confronti di C, che in un caso assume la veste di terzo pignorato, nell’altro quella di debitore diretto.

Alla luce di quanto dianzi esposto, è evidente che nel caso di specie le procedure esecutive non possono ritenersi incompatibili, essendo pacificamente applicabile la disciplina prevista dall’art. 483 c.p.c. che consente al creditore di valersi cumulativamente di diversi mezzi di espropriazione forzata, sino all’integrale soddisfo del credito vantato.

Cass., Sez. III Civile, 9 marzo 2017, n. 6019 (leggi la sentenza)

Rosamaria Ferrara – r.ferrara@lascalaw.com

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