Contenzioso finanziario

Polizze unit linked equiparate a strumenti finanziari anche se sottoscritte prima del d.lg. 303/2006

Tribunale di Rimini, 03 aprile 2014 (leggi la sentenza per esteso)

L’ordinanza in commento ha ad oggetto una polizza unit linked sottoscritta nel 2004 e muove dal presupposto della natura finanziaria di tale prodotto, con conseguente applicabilità della disciplina relativa agli strumenti finanziari.

Le polizze unit linked si caratterizzano per il fatto che, a fronte dei versamenti eseguiti dal sottoscrittore, vengono acquistate quote di fondi comuni di investimento interni all’impresa di assicurazione o di altri organismi di investimento collettivi del risparmio e la prestazione dovuta al momento della scadenza sarà direttamente collegata all’andamento di tali fondi.

Pertanto, al beneficiario non viene garantita la restituzione del capitale iniziale né un rendimento minimo, ma solo una cifra che potrà essere più o meno elevata, o anche nulla, a seconda del valore dei fondi in cui il premio è stato investito.

Tale tipologia contrattuale, pur essendo ricompresa tra le assicurazioni del ramo vita dall’art. 2, d.lg. 7.9.2005, n. 209 (c.d. Codice delle assicurazioni private) in realtà presentano caratteristiche tali da assumere i connotati di prodotti finanziari, potendo infatti in astratto comportare l’assenza di una qualsiasi forma di garanzia da parte dell’assicuratore ed il quantum delle prestazioni è determinato solo a posteriori, in relazione ai risultati delle operazioni di investimento del premio.

Come evidenziato da attenta Dottrina, queste operazioni sono “sul piano finanziario più simili ad un vero e proprio fondo comune di investimento che non ad una assicurazione sulla vita”, rispetto alla quale sono accomunate dalla circostanza che la compagnia assicuratrice è assoggettata al rischio demografico (cosi, V. Putzolu, Le assicurazioni. Produzione e distribuzione. Problemi giuridici, Bologna, 1992, 172; Id., Le polizze Unit Linked e Index Linked (ai confini dell’assicurazione sulla vita), in Assicurazioni, 2000, I, 233 ss.).

Di tale circostanza si è avveduto il Legislatore, che con l’art. 3, 1° co., d.lg. 29.12.2006, n. 303 ha introdotto la lettera w-bis all’art. 1, 1° co., d.lg. 24.2.1998, n. 58 (t.u.f.), definendo prodotti finanziari quelli “emessi da imprese di assicurazione” “le polizze e le operazioni di cui ai rami vita III e V di cui all’art. 2 comma 1, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, con esclusione delle forme pensionistiche individuali di cui all’art.13, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252”.

La decisione in commento, si colloca in linea di continuità con quella Giurisprudenza di legittimità, ormai consolidata (cfr. Cass. Civ., Sez. III, 18.4.2012, n. 6061), secondo cui per le polizze stipulate in data antecedente alla nuova formulazione dell’art. 1, 1° comma, la lettera w-bis, t.u.f., troverebbe comunque applicazione la disciplina in tema di collocamento della polizza, concretizzandosi nella prestazione di un servizio d’investimento.

Troverà pertanto applicazione il t.u.f. e, dunque: (i) chi vende tali prodotti deve osservare il requisito di forma scritta del contratto in ottemperanza a quanto disposto dall’art. 23 t.u.f. e, (ii) opereranno quei particolari obblighi di diligenza e trasparenza che gravano sull’intermediario finanziario quale operatore qualificato, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 21 t.u.f. e 26 ss., Reg. Consob 1.7.1998, n. 11522, nonché, così come osservato dalla Giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. Civ., SS.UU., 19.12.2007, n. 26725), la conseguente responsabilità dell’intermediario in caso di violazione di tali doveri.

8 ottobre 2014

(Carmela Prencipe – c.prencipe@lascalaw.com)

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