Contenzioso finanziario

Polizze index linked: prodotto assicurativo o finanziario

Tribunale di Roma, 1 agosto 2015, n. 16946 (leggi la sentenza)

Con una recente pronuncia, il Tribunale di Roma interviene sul tema della individuazione della natura delle polizze index linked e, quindi, della disciplina applicabile nel caso di sottoscrizione di detti contratti.

Scorrendo la pronuncia in commento, si apprende che l’azione ha ad oggetto due polizza vita cd. index linked, che – secondo il Giudice capitolino – sono “polizze, ad alto contenuto speculativo, a premio unico e di genere misto in cui una componente finanziaria si affianca ad una finalità previdenziale, propria dei contratti di assicurazione”.

Analizzando la tipologia di contratto, il Giudice afferma che “una polizza di tal genere costituisce, pertanto, un’obbligazione c.d. strutturata, ovvero costruita attraverso la combinazione di un titolo obbligazionario e di un’opzione, che consente al sottoscrittore della polizza di ‘scommettere’ sull’andamento di singoli strumenti finanziari di riferimento (c.d. indici sintetici); in tal modo si permette di usufruire degli andamenti positivi di determinati mercati, ferma restando la garanzia della restituzione (totale o parziale) del capitale inizialmente investito. Dunque, le polizze index linked funzionano come le obbligazioni index linked, ma si contraddistinguono per la presenza di un’assicurazione sulla vita per il periodo della durata della polizza; se il contraente, cioè chi ha stipulato la polizza index linked ed ha versato il premio, muore prima della scadenza del periodo di investimento, i beneficiari riceveranno un importo calcolato secondo i termini previsti nel contratto”.

In seguito a tale preambolo il Giudicante afferma che “Le polizze come quelle per cui è causa, pur avendo un’elevata componente finanziaria, rimangono comunque prodotti assicurativi sia perché l’assicuratore corre il rischio cd. demografico, in quanto la prestazione (ancorché agganciata al valore di un fondo comune o di un indice) è comunque dovuta al verificarsi di un evento attinente alla vita umana, sia perché normalmente il rischio delle perdite finanziarie è sostenuto dall’assicuratore, il quale garantisce all’assicurato una prestazione minima corrispondente in tutto o in parte al capitale versato ovvero ‘subisce’, ricorrendo certe condizioni, il riscatto anticipato della polizza”.

Alla luce delle considerazioni avanti svolte, il Giudice di merito individua la disciplina ratione temporis applicabile affermando che “le polizze in questione, pur avendo una componente finanziaria, rimangono comunque un prodotto assicurativo e che, fino all’entrata in vigore (1° luglio 2007) della modifica introdotta dall’art. 25 bis del D.Lgs 58/98 TUF -il predetto art. 25 bis è stato aggiunto al TUF dall’art. 11, 3° comma, L. 262/05, poi modificato dall’art. 3, 4° comma, D.Lgs 303/06 ed ulteriormente dal D.Lgs 164/07-, era prevista una regolamentazione diversa rispetto a quella concernente i prodotti finanziari, in quanto alle predette polizze assicurative doveva, all’epoca, applicarsi la normativa di cui al D.Lgs 174/95 (primo contratto) e poi quella del Codice delle Assicurazioni D.Lgs 209/05 (secondo contratto), trattandosi invero di ‘prodotti assicurativi emessi da imprese di assicurazione’, non soggetti alle disposizioni previste per le sollecitazioni all’investimento in strumenti finanziari”.

Secondo il Giudice di primo grado, solo a far data dal 1° luglio 2007, a seguito dell’entrata in vigore delle modifiche al Regolamento Consob 11522/1998, attuative del citato art. 25 bis del TUF, la distribuzione di prodotti finanziari assicurativi è stata sottoposta alla disciplina del TUF ed al controllo della Consob.

Nella posizione assunta dal Tribunale di merito, viene fatto riferimento al noto precedente della Corte Regolatrice (Cass. Civ., Sez. III, 18-4-2012, n. 6061) ma ne viene sottolineata l’unicità (“allo stato -a quanto noto- solitaria, ma seguita da taluna giurisprudenza di merito”), nonché l’indicazione della necessità di “esaminare caso per caso se il contratto assicurativo abbia o meno una prevalente funzione di investimento in uno strumento finanziario, ai fini della sottoposizione alla disciplina del TUF” e “nel caso di specie, a tacer d’altro, la stessa pacifica circostanza che fosse contrattualmente previsto un minimo garantito porta ad escludere che si sia in presenza di uno strumento finanziario”.

23 settembre 2015

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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