Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

Con una recente decisione, la Corte d’Appello di Lecce pone una corretta valutazione con riferimento alla disciplina applicabile all’intermediario finanziario ed alla compagnia emittente il prodotto assicurativo finanziario.

Il giudizio d’appello è stato incardinato dalle due società che, dopo il primo grado sfavorevole, oppongono l’erroneità in merito alla valutazione di nullità del contratto assicurativo, in ragione della pretesa mancanza del cd. “contratto quadro”.

Nel vagliare il motivo di appello proposto, il Collegio di secondo grado osserva che “non vi è in atti prova alcuna che la banca abbia ricevuto di incarico di negoziare (o collocare) i titoli assicurativi e finanziari emessi dalla compagnia. Il [contraente] ha allegato in primo grado che la banca gli ha proposto di “acquistare” la polizza assicurativa, ma non ha allegato di aver conferito incarico alcuno alla banca di svolgere per lui attività e servizi di investimento finanziario, né che tale incarico lo avesse conferito la compagnia alla banca. E stante l’assenza di qualsiasi prova di un incarico di negoziazione conferito dalla compagnia alla banca, si ritiene che questa si sia limitata a trattare, per conto della compagnia di assicurazione, la conclusione del contratto di assicurazione e a far sottoscrivere al cliente la polizza per cui è causa”.

Dunque, nella valutazione di merito compiuta del Giudice d’Appello non vi è prova del fatto che l’intermediario finanziario possa aver svolto attività ricadente nella prestazione dei servizi di investimento, in quanto si sarebbe “limitata a trattare, per conto della compagnia, la conclusione del contratto”.

Pur nella opinabilità della soluzione adottata dal Collegio adito, il passaggio motivazionale su cui non sussistono possibili critiche interpretative è quello per cui “l’obbligo della stipula del contratto quadro sussiste tra l’intermediario (nel caso in esame la banca) e il cliente inteso quale soggetto investitore (nel caso in esame il [cliente]) nel cui interesse sono dettate le norme richiamate dal tribunale in sentenza, posto che l’obbligo di stipula del contratto quadro non sussiste tra l’intermediario e il soggetto che emette lo strumento finanziario, posto che tale obbligo pertanto sussiste solo se il cliente conferisca un incarico di svolgimento di un servizio o un’attività di investimento al soggetto abilitato”.

In conclusione, è esclusa la possibilità di una declaratoria di nullità del contratto assicurativo finanziario stipulato dal contraente e la compagnia emittente, per mancanza del “contratto quadro”.

Corte d’Appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, 21 ottobre 2019, n. 480

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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