Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Pinto e la liquidazione coatta amministrativa

Recentemente la Corte d’Appello di Bologna ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della legge Pinto (legge 24 marzo 2001 n. 89) nella parte in cui escluderebbe la liquidazione coatta amministrativa dalla disciplina sull’equa riparazione.

Ad avviso della rimettente, infatti, gli artt. 1-bis e 2 della legge Pinto riconoscerebbero il diritto ad un’equa riparazione per eccessiva durata (oltre i sei anni) di procedure concorsuali con riferimento alle sole procedure fallimentari e non anche a quelle di liquidazione coatta amministrativa (con conseguente violazione degli artt. 3, 24 e 117 della Costituzione).

Il problema nasce dal fatto che in sede di interpretazione delle suddette disposizioni, la Corte di Cassazione (v. Cass., 25 febbraio 2014 n. 4429) ha enucleato il principio per cui il diritto all’equa riparazione è configurabile solo con riguardo all’eccessiva durata di un processo (comportante l’esercizio di un’attività giurisdizionale) e non anche, quindi, con riferimento all’irragionevole protrarsi di un procedimento di carattere meramente amministrativo.

In linea con tale principio, la stessa Corte di Cassazione ha affermato che il diritto all’indennizzo non è configurabile in relazione alla liquidazione coatta amministrativa, che è procedimento a carattere amministrativo, in cui si innestano solo eventuali fasi di carattere giurisdizionale, quali la dichiarazione dello stato di insolvenza, le relative eventuali impugnazioni e le opposizioni allo stato passivo (v. Cass., 10 giugno 2011 n. 12729).

Nel merito, la Corte Costituzionale, con la sentenza del 5 febbraio scorso, esclude la prospettata violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione.

Come precisato dalla Corte Costituzionale, infatti, la tutela dei creditori di imprese sottoposte a procedura di liquidazione coatta amministrativa «assume una connotazione doppiamente differenziata, rispetto a quella di altri creditori in sede concorsuale, in quanto gli interessi pubblici che giustificano la procedura amministrativa, per un verso, in qualche misura attenuano il rilievo del singolo diritto di credito e, per altro verso, rafforzano, però, la prospettiva finale di soddisfazione del credito, come effetto riflesso del concorrente obiettivo, di mantenimento in attività del complesso produttivo dell’azienda debitrice, perseguibile dalla procedura amministrativa».

Ciò, tuttavia, non comporta che i creditori restino privi di adeguati rimedi riparatori, in caso di eccessiva durata della liquidazione coatta amministrativa. La legge 7 agosto 1990 n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) prevede, infatti, sub art. 2-bis comma 1, che le pubbliche amministrazioni siano tenute al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza del termine di conclusione del procedimento.

Secondo la Corte Costituzionale, dunque, la tutela dei creditori della liquidazione coatta amministrativa non va ricercata all’interno del perimetro del processo, bensì all’interno dell’area del procedimento amministrativo, che non è sottratto ai principi e alle norme che sanzionano l’autorità amministrativa e le sue strutture in caso di irragionevole durata del procedimento.

Corte Costituzionale, 5 febbraio 2020 n. 12

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 25317/20, depositata l’11 novembre scorso, ha affermato i...

Crisi e procedure concorsuali

Il Tribunale di Rimini, chiamato a pronunciarsi sull’omologa di una proposta di accordo della cris...

Crisi e procedure concorsuali

Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Lo strano caso del credito sorto prima della pubblicazione della domanda di concordato preventivo ...

Crisi e procedure concorsuali

X