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Pignoramento presso terzi: il dolo non paga

Nell’esecuzione presso terzi, il terzo pignorato può legittimamente fare affidamento sul fatto che il creditore, essendo tenuto all’obbligo di correttezza, dichiari al giudice il vero e cioè di avere ricevuto la dichiarazione negativa. Ne consegue che il creditore procedente, non può invocare gli effetti della mancata dichiarazione, quando abbia dolosamente o con colpa negato di avere già ricevuto la dichiarazione di quantità.

Questo è quanto sancito dalla Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento.

Il caso trae origine da una procedura esecutiva presso terzi incardinata presso il Tribunale di Ravenna. All’udienza per la dichiarazione del terzo dinanzi al Giudice dell’esecuzione, il creditore procedente chiedeva fissarsi un’ulteriore udienza, sostenendo che il terzo pignorato non avesse reso la dichiarazione di quantità secondo i modi e i termini previsti dal codice di procedura civile. Il Giudice, rilevata la mancata comparizione del terzo e dato per non contestato il credito, pronunciava l’ordinanza di assegnazione delle somme pignorate al terzo in favore del creditore procedente.

Avverso tale ordinanza, il terzo proponeva opposizione agli atti esecutivi, eccependo di avere reso correttamente e tempestivamente la propria dichiarazione negativa al creditore procedente in quanto, al momento della notifica del pignoramento, aveva già adempiuto a tutte le obbligazioni nei confronti dei debitori.

Pertanto, in sede cautelare, l’efficacia esecutiva dell’ordinanza di assegnazione veniva sospesa dal Giudice dell’esecuzione, e, all’esito del giudizio di merito, l’opposizione proposta dal terzo pignorato veniva accolta, in quanto il Giudicante accertava che, contrariamente a quanto sostenuto dal creditore, il terzo seppur non comparso in udienza, aveva tempestivamente reso la propria dichiarazione negativa, secondo le norme di rito.

Investita della questione, la Corte di Cassazione precisava innanzitutto che è principio generale dell’ordinamento che condotte colpose o dolose non possano essere tutelate.

Pertanto, precisa la Suprema Corte,  se il creditore dichiara falsamente, ma per errore scusabile, di non avere ricevuto alcuna dichiarazione da parte del terzo pignorato, e quest’ultimo non compare all’udienza fissata per l’esame della dichiarazione del terzo, il credito dovrà ritenersi non contestato Qualora invece il creditore dichiari, falsamente, per colpa o con dolo, di non avere ricevuto alcuna dichiarazione da parte del terzo pignorato e quest’ultimo non compaia alla predetta udienza il credito pignorato non potrà ritenersi non contestato

Nel caso, in commento, il giudice di merito accertava, in punto di fatto, il ricorrere della seconda ipotesi: infatti il creditore procedente pur sapendo di avere ricevuto dal terzo pignorato una dichiarazione negativa, ha dolosamente taciuto al giudice dell’esecuzione tale circostanza. In tal caso alla luce di quanto esposto l’assenza del terzo pignorato all’udienza deve considerarsi priva di effetti e pertanto il credito non verrà assegnato.

Alla luce di tali argomentazioni, la Suprema Corte rigettava il ricorso del creditore procedente e confermava la sentenza di merito.

Judyta Grantyr – j.grantyr@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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