Diritto dell'Esecuzione Forzata

Pignoramento presso terzi di somme di denaro depositate presso un conto corrente. La posizione delle banche

Cass., sez. III, 20 Aprile 2012, n. 6265 (leggi la sentenza per esteso)

Particolarmente attuale, in materia di esecuzione presso terzi, è la problematica legata ai frequenti casi di pignoramento di conti correnti intrattenuti presso istituti di credito. Situazioni queste che pongono le banche in una peculiare posizione di fronte al Giudice dell’Esecuzione e al creditore procedente, soprattutto nelle ipotesi in cui il debitore esecutato abbia portato all’incasso, dopo che la banca è stata raggiunta dal pignoramento, un assegno con data antecedente rispetto a quest’ultimo.

Il caso trae spunto da quanto deciso dalla Corte di Cassazione Civile, sez. III, con sentenza 20 Aprile 2012 – n. 6265. Si legge “L’incasso di un assegno post-datato, successivo alla notificazione del pignoramento, non è opponibile al creditore pignorante ex art. 2917 cc anche se la dazione dell’assegno al creditore, da parte del debitore esecutato, abbia preceduto il pignoramento. Invero, ciò che rileva come fatto estintivo dell’obbligazione non è la dazione dell’assegno, ma la sua presentazione per l’incasso e l’incasso effettivo, cosi come, in caso di pagamento con assegno bancario, l’estinzione dell’obbligazione con effetto liberatorio per il debitore si verifica solo quando il creditore acquista concretamente la disponibilità della somma di denaro”.

La banca interessata diventa, per espressa previsione di legge, “custode” dei beni pignorati,  ma soprattutto acquisisce la qualifica di “debitor debitoris” nei confronti del creditore pignorante. Ciò comporta il duplice divieto di non disporre delle somme senza ordine del Giudice e di  non sottrarle all’azione esecutiva del creditore.

Soccorre esplicitamente la norma di cui all’art. 546 c.p.c., rubricata “Obblighi del terzo”, laddove statuisce che “Dal giorno in cui gli è notificato l’atto previsto nell’art. 543, il terzo è soggetto, relativamente alle cose e alle somme da lui dovute e nei limiti dell’importo del credito precettato aumentato della metà, agli obblighi che la legge impone al custode”. Il vincolo imposto dal pignoramento perdurerà sino a disposizione del Giudice, che sarà in termini di assegnazione delle somme dichiarate quale saldo positivo del rapporto di conto corrente pignorato o di estinzione della procedura esecutiva qualora all’udienza prevista ai sensi dell’art. 547 c.p.c. la banca abbia dichiarato la sussistenza di un rapporto a debito e, come tale, privo di somme disponibili cui potrà soddisfarsi il creditore.

Un accenno merita, sul punto, la novella della disposizione citata disposta dall’art. 3-quater L. 80/2005, che rispetto al testo previgente ha inserito un limite quantitativo al vincolo imposto dal pignoramento. La banca, dunque, sarà obbligata a “bloccare” il conto corrente sino a concorrenza della somma portata dall’atto di pignoramento aumentata della metà.

Benché nulla precisi in merito, la Corte di Cassazione con sentenza n. 1688 del 23 Gennaio 2009 ha tuttavia espressamente statuito che “Nell’espropriazione presso terzi di somme di danaro, l’oggetto del pignoramento è costituito dall’intera somma di cui il terzo è debitore, e non dalla quota del credito per la quale l’esecutante agisce in forza del titolo esecutivo notificato (ai sensi dell’art. 543 c.p.c., nel testo “ratione temporis” vigente), costituendo essa solo il limite della pretesa fatta valere “in executivis”; ne consegue che, in caso di pignoramento di somma depositata su conto corrente bancario, la banca presso cui è avvenuto il pignoramento, in quanto obbligata a vincolare l’intero suo debito nei confronti del debitore, legittimamente può rifiutare di pagare, al medesimo creditore pignorante e finché dura la predetta espropriazione, un assegno nel frattempo emesso dal debitore sul conto corrente a lui intestato”.

Diversi interrogativi, peraltro, sono sorti sulla permanenza del vincolo o, più precisamente, sulla valenza da attribuire ad eventi che possono accadere nelle more della procedura, tra la data di notifica del pignoramento e la data di udienza ex art. 547 c.p.c.

Il caso prospettato rientra perfettamente in tale situazione ed ecco che la banca dovrà prestare particolare attenzione nel rifiutare il pagamento dell’assegno per non incorrere in una responsabilità risarcitoria ai sensi dell’art. 2043 c.c. nei riguardi del creditore pignorante.

La disposizione contenuta nell’art. 2917 c.c., in tema di “Estinzione del credito pignorato”, reca una sorta di clausola di salvaguardia per il creditore procedente, che rafforza ancora di più il vincolo posto dal codice di rito, disponendo l’inopponibilità al creditore pignorante di eventuali cause estintive del credito verificatesi “in epoca successiva al pignoramento. Sul punto si registra anche un’altra pronuncia della Corte di Cassazione Civile, sez. III (n. 5529 del 2011), che ha così disposto “Il pignoramento presso terzi costituisce una fattispecie complessa che si perfeziona non con la sola notificazione dell’atto di intimazione di cui all’art. 543 c.p.c., ma con la dichiarazione positiva del terzo o con l’accertamento giudiziale del credito di cui all’art. 549 c.p.c.; ne consegue che il credito pignorato può essere individuato e determinato nel suo preciso ammontare in data anche di molto successiva a quella della notificazione dell’atto, senza che lo si possa considerare sorto dopo il pignoramento, poiché l’indisponibilità delle somme dovute dal terzo pignorato al debitore e l’inefficacia dei fatti estintivi si producono fin dalla data della notificazione, ai sensi dell’art. 543 c.p.c. (Fattispecie in tema di compensazione fra il debitore ed il terzo pignorato, di cui all’art. 2917 c.c.)”.

Dinnanzi ad un vincolo di tale portata, dunque, la banca raggiunta dal pignoramento non potrà che bloccare tutti i rapporti facenti capo al debitore esecutato, ivi compresi rapporti interbancari diretti a mezzo R.I.D. o addebiti per carte di credito, e attendere la decisione del Giudice dell’Esecuzione per poterne nuovamente disporre.

16 maggio 2014

(Barbara Giuffrè – b.giuffrè@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

La Corte di Cassazione ha chiarito, in tema di espropriazione forzata presso terzi, che la conoscenz...

Diritto dell'Esecuzione Forzata

Il deposito cauzionale equivale a consegna materiale

L’intervento del creditore nell’esecuzione non perde efficacia nell’ambito dell’espropriazio...

Diritto dell'Esecuzione Forzata

Attento a come quereli, il falso va provato!

Con una recentissima ordinanza, il Tribunale di Arezzo è intervenuto nel dibattito giurisprudenzial...

Diritto dell'Esecuzione Forzata

X