Documentazione ipocatastale: occhio al titolo ultraventennale

Pignoramento delle rate di conversione? Da oggi è realtà

È legittimo il pignoramento presso terzi di somme versate dal debitore esecutato nell’ambito di una procedura esecutiva immobiliare, a seguito di ordinanza di conversione emessa in virtù dell’articolo 495 c.p.c.

Questa è l’interessante questione processuale su cui si è espresso il Tribunale di Roma, III sezione civile, nell’ordinanza del 27 marzo scorso.

Nello specifico, la vicenda nasce da una procedura esecutiva immobiliare incardinata da un creditore Alfa nei confronti del suo debitore Beta, il quale ottenendo la conversione del pignoramento, aveva già iniziato a versare le rate, sulla base di quanto stabilito nel piano di conversione. Senonché, Gamma, a sua volta creditore di Alfa in forza di una sentenza, decide di agire contro lo stesso Alfa , promuovendo un pignoramento presso terzi avente ad oggetto il credito da quest’ultimo vantato nei confronti di Beta e derivante dalle somme versate in sede di conversione. Al creditore Alfa  non resta allora che tentare l’opposizione nell’ambito dell’esecuzione presso terzi.

Innanzitutto l’opponente contesta la mancata ricezione della notificazione dell’atto di citazione alla base del giudizio da cui deriva il titolo esecutivo azionato. Il tribunale di Roma, rispetto a questa prima argomentazione, ha semplicemente applicato l’indirizzo costante della Cassazione, secondo cui “in sede di opposizione all’esecuzione promossa in base ad un titolo esecutivo di formazione giudiziale la contestazione del diritto di procedere all’esecuzione forzata può essere fondata su ragioni attinenti ai vizi di formazione del provvedimento fatto valere come titolo esecutivo solo quando questi ne determinino l’inesistenza giuridica, dovendo gli altri vizi del provvedimento e le eventuali ragioni di ingiustizia della decisione che ne costituiscano il contenuto essere fatte valere se, ancora possibile, nel corso del processo in cui il provvedimento è stato emesso” (vedi sul punto Cass. n. 17903/2012; Cass n. 12911/2012; Cass. n. 4504/2011).

Il giudizio di opposizione all’esecuzione è dunque la legittima sede per verificare l’esecutività del titolo, la sua validità ed efficacia, ma non anche per esaminare eventuali vizi della sentenza azionata, che devono essere fatti valere tramite il mezzo ordinario dell’impugnazione.

La seconda e più interessante questione sollevata da Alfa ha ad oggetto l’impignorabilità delle somme versate nell’ambito della conversione disposta nell’esecuzione immobiliare in quanto “nella disponibilità del Tribunale e non della parte”.

Il Tribunale di Roma non ritiene fondata la contestazione ben potendo il creditore di Alfa pignorare le rate di conversione versate da Beta senza che ciò influisca sul corretto adempimento della conversione stessa in sede di esecuzione immobiliare.

Il terzo Beta, infatti, in attesa che il giudice dell’esecuzione mobiliare emetta ordinanza di assegnazione delle somme, provvederà a notiziare il giudice dell’esecuzione immobiliare ed ad accantonare le somme versate senza che questo possa pregiudicare il corretto adempimento della propria obbligazione in sede di conversione e pertanto senza decadere dal relativo beneficio.

In definitiva il Tribunale ha sancito che “la circostanza che le somme siano oggetto di un’ordinanza di conversione non risulta impeditivo rispetto al versamento, in sede esecutiva, delle somme pignorate, ben potendo il terzo, debitore nell’ambito della procedura esecutiva immobiliare, opporre il pagamento di quanto qui assegnato come circostanza estintiva sopravvenuta – rispetto all’ordinanza di conversione – del credito lì cristallizzato”.

Tribunale di Roma, ordinanza del 27 marzo 2019

Giulia Pizzagalli – g.pizzagalli@lascalaw.com

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