Diritto dell'Esecuzione Forzata

Pignoramento del conto corrente cointestato

ABF, 30 ottobre 2015, n. 8227 (leggi la sentenza)

La questione che il Collegio di coordinamento ABF ha dovuto affrontare, nella decisione in commento n. 8227 del 30 ottobre 2015, appare di particolare interesse poiché concernente un tema ancora oggi dibattuto: a fronte del pignoramento eseguito su un conto cointestato, il corrispondente vincolo di indisponibilità deve ritenersi esteso all’intero saldo del conto oppure resta limitato alla sola quota di pertinenza del cointestatario debitore?

Nel caso di specie il ricorrente, contitolare di un conto corrente acceso presso la banca convenuta, unitamente alla cointestataria del ricorso ed a terza persona, adiva l’ABF contestando l’operato dell’intermediario che, a seguito della notifica di un atto di pignoramento presso terzi, sottoponeva al vincolo del pignoramento l’intero saldo del conto corrente cointestato.

L’istante, pertanto, lamentava la violazione delle regole di correttezza nell’esecuzione del contratto per la mancata informativa in ordine all’avvio del procedimento esecutivo, nonché l’indebita sottrazione del saldo del conto, in quanto il pignoramento avrebbe dovuto riguardare soltanto la quota spettante al debitore, sussistendo una presunzione di contitolarità.

Giova fin d’ora evidenziare che sulla questione si registra una certa uniformità, sia in seno alla Giurisprudenza che nei Collegi ABF, nel senso di negare la pignorabilità dell’integrale disponibilità del conto corrente in caso di contitolarità.

Tali pronunce (ex multis, Collegio di Milano, decisione n. 5398 del 25.10.2013; Collegio di Milano, decisione n. 2269 del 2011; Collegio di Milano, decisione n. 3137 del 7.06.2013;  Collegio di Napoli, pronuncia n. 583 del 27.02.2012; Cass. 29 aprile 1999, n. 4327) affermano che il pignoramento sulle somme depositate in un conto corrente bancario cointestato al debitore e ad una persona estranea non può riguardare l’intero ammontare del denaro depositato, dovendosi presumere la contitolarità degli intestatari del conto.

Il Collegio di Milano ha precisato, inoltre, che nel caso del deposito bancario, i rapporti interni tra i depositanti sono regolati dall’art. 1298 comma 2 c.c., in virtù del quale le parti di ciascuno si presumono uguali, salvo che risulti diversamente.

La decisione in commento si pone, dunque, quale voce fuori dal coro, secondo la quale “una volta rifluite le rimesse su un conto corrente cointestato, si produce la confusione del patrimonio dei cointestatari senza possibilità di distinguere, da parte del terzo debitor debitoris, il patrimonio personale di ciascuno dei cointestatari, neppure per quote ideali”.

Il Collegio ha rigettato, pertanto, la domanda di risarcimento del danno avanzata dal ricorrente, rilevando preliminarmente che la banca aveva correttamente dichiarato, ai sensi dell’art. 547 c.p.c., la contitolarità del conto corrente pignorato e che, in presenza di un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, l’intermediario può soltanto dare esecuzione senza nulla opporre e, in ogni caso, non può essere gravato dell’obbligo di verificare la provenienza delle somme e di risolvere i problemi relativi ai limiti di pignorabilità del credito spettante ad debitore esecutato.

Dal canto suo, il cointestatario, che assume di aver subito una lesione delle sue prerogative, potrà far valere le proprie ragioni proponendo opposizione di terzo ai sensi dell’art. 619 c.p.c., ovvero agendo contro l’assegnatario, quando non avvisato ai sensi dell’art. 180 disp. att. c.p.c., per la ripetizione delle somme riscosse in eccesso.

10 dicembre 2015

Maria Grazia Sclaparim.sclapari@lascalaw.com

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