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Piano di ammortamento alla francese: interesse composto sì, anatocismo no

Da tempo, ormai, l’esame del piano di ammortamento alla francese adottato dalla grande maggioranza dei finanziamenti e caratterizzato – come noto – da rata costante, quota capitale crescente e interessi decrescenti, occupa buona parte degli atti giudiziari che originano il contenzioso bancario e, necessariamente, dei conseguenziali provvedimenti decisori.

Recentemente, tuttavia, la giurisprudenza di merito, nel tentativo di indagare più approfonditamente la legittimità o meno del piano di ammortamento alla francese sotto il profilo anatocistico, pare essere giunta ad un più evoluto approdo.

Di tale evoluzione giurisprudenziale – più strutturata ed sensibile alla componente finanziaria del piano di ammortamento rispetto alle precedenti decisioni – abbiamo già dato conto, da ultimo, in Iusletter del 8 giugno 2020 (con l’articolo Il piano di ammortamento alla francese non produce anatocismo), ed in Iusletter del 9 giugno 2020 (con l’articolo L’ammortamento alla Francese esclude l’anatocismo vietato dal Codice civile)

Nei citati articoli abbiamo riferito delle recenti decisioni assunte dal Tribunale di Roma e di Avellino, alle quali si aggiunge ora la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Torino a conclusione di un giudizio trattato dal nostro Studio.

Il giudice d’appello torinese, pur riconoscendo che l’ammortamento “francese” comporta l’applicazione di interessi composti, ha escluso, al contempo, ogni effetto anatocistico come definito dall’art. 1283 c.c.

Così si è espressa la Corte subalpina: “La vera questione è se i due ambiti – interesse composto e anatocismo, così come definito dalla tassativa disposizione contenuta nell’art. 1283 c.c. – siano sovrapponibili ovvero, come ritiene questa Corte, il secondo costituisca un più limitato sottoinsieme del primo, sì che l’applicazione di interessi composti non necessariamente conduca alla violazione del precetto di cui all’art. 1283 c.c.

L’art. 1283 c.c. vieta infatti la produzione di interessi su interessi scaduti ed è questa l’unica fattispecie ivi regolata. In altri termini, si ha anatocismo per gli effetti dell’art. 1283 c.c. soltanto se gli interessi maturati sul debito nel periodo X si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi del periodo X+1 e così via ricorsivamente.

Il metodo “alla francese” comporta invece che gli interessi vengano comunque calcolati unicamente sulla quota capitale via via decrescente e per il periodo corrispondente a quello di ciascuna rata e non anche sugli interessi pregressi. In altri termini, nel sistema progressivo ciascuna rata comporta la liquidazione ed il pagamento di tutti (ed unicamente de) gli interessi dovuti per il periodo cui la rata stessa si riferisce. Tale importo viene quindi integralmente pagato con la rata, laddove la residua quota di essa va ad estinguere il capitale. Ciò non comporta tuttavia capitalizzazione degli interessi, atteso che gli interessi conglobati nella rata successiva sono a loro volta calcolati unicamente sulla residua quota di capitale, ovverosia sul capitale originario detratto l’importo già pagato con la rata o le rate precedenti.

In tale prospettiva, l’applicazione dell’interesse composto non provoca comunque alcun fenomeno anatocistico nel conteggio degli interessi contenuti in ogni singola rata.”

Vale la pena rilevare che, in anticipo di un solo giorno, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9237 pubblicata il 20 maggio 2020 ha espresso il medesimo principio statuendo che “il sistema di ammortamento effettivamente applicato nella fattispecie (ammortamento alla francese, n.d.r.) non dà luogo ad anatocismo in quanto gli interessi vengono calcolati sul residuo e non sull’intero.

Se però la conclusione è identica, lo sforzo motivazionale dimostrato dalla Corte territoriale appare maggiormente apprezzabile.

La Corte d’Appello di Torino, inoltre, non si è limitata a decretare la legittimità del piano di ammortamento alla francese ai sensi dell’art. 1283 c.c. ma, incalzata dalle eccezioni del mutuatario, ha preso altresì posizione anche in merito ai profili di trasparenza legati alla componente degli interessi che formano la rata.

Si legge, infatti, nella sentenza: “gli interessi corrispettivi sono conosciuti o conoscibili ex ante sulla base degli elementi contenuti nel contratto e non sono esposti a una crescita indefinita, poiché la loro produzione cessa alla scadenza del periodo di ammortamento. Questo rende il debito per interessi perfettamente determinato, salva l’eventuale variabilità del parametro.”

In conclusione, le sentenze di più recente formulazione, pur confermando il rigetto delle domande volte a dichiarare l’illegittimità del piano di ammortamento alla francese, riconoscono nel predetto piano la presenza del regime di interessi composti. Regime che, comunque, non viola il divieto di anatocismo.

Corte d’App. Torino, 21 maggio 2020, n. 544

Edoardo Natale – e.natale@lascalaw.com

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