Responsabilità Civile

Personalizzazione del danno biologico mediante l’applicazione delle Tabelle del Tribunale di Milano

La nostra cliente, D., vittima di un gravissimo incidente stradale, citava in giudizio R. e la compagnia assicuratrice X, al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Le lesioni subite da D. venivano accertate in giudizio attraverso CTU medico-legale. Il CTU, tra l’altro, relativamente alla capacità lavorativa, accertava che l’attrice continuava ad esercitare l’attività di infermiera ma con sicura usura e cioè con maggior sforzo per mantenere le prestazioni lavorative ad un livello analogo a quello precedente il sinistro.

Pertanto, insistevamo affinchè il giudice applicasse, in sede di liquidazione del danno la personalizzazione con aumento massimo ( 41%) rispetto al valore standard indicato per la percentuale di danno biologico (18%)  e per l’età della danneggiata, previsto dalle Tabelle Milanesi.

Come è noto, l’Osservatorio per la giustizia civile del Tribunale di Milano, nella nota informativa che accompagna le Tabelle 2009, ha precisato che la personalizzazione con percentuali di aumento del valore standard è possibile “laddove il caso concreto presenti peculiarità che vengano allegate e provate da danneggiato anche in via presuntiva: sia quanto gli aspetti anatomo-funzionali e relazionali, sia quanto agli aspetti di sofferenza soggettiva.”.

 Nel caso di D. l’applicazione della maggiorazione massima prevista dalle Tabelle era ampiamente giustificata sia dallo shock subito dalla danneggiata (D. era stata investita mentre effettuava un’operazione di soccorso in strada, era rimasta dopo l’urto bloccata sotto l’automedica, mentre le cadeva addosso del carburante che fuoriusciva dalle lamiere, con il terrore che da un momento all’altro potesse scoppiare un incendio), sia dalla gravità delle lesioni e dalla loro quotidiana incidenza, in termini di usura, nell’attività professionale.

Pertanto, la prova presuntiva delle peculiarità del caso era stata data attraverso la CTU (accertamento del lavoro in usura) ed attraverso la prova delle modalità drammatiche del sinistro.

Il Giudice, accogliendo pienamente le argomentazioni poste a sostegno della richiesta attorea di personalizzazione del danno non patrimoniale, ha applicato la “ personalizzazione massima del valore del punto di invalidità, stante la sofferenza psichica patita dalla donna, la sua situazione di danno estetico che è stato riscontrato e che assume rilievo in una persona di sesso femminile e ancora giovane e la fatica che accompagnerà l’assolvimento delle sue attività lavorative anche solo di base.”

 

(Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

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