Quando la segnalazione in Centrale Rischi è…rischiosa

Periodo sospetto: la dichiarazione di fallimento è il dies a quo perfetto

In tema di azione revocatoria fallimentare, ai fini del computo a ritroso del cosiddetto periodo sospetto il “dies a quo” decorre sempre dalla pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento e non già dalla sua iscrizione nel registro delle imprese, ai sensi dell’art. 17, comma 2, L. Fall., rilevando soltanto la conoscenza  da parte del creditore dello stato d’insolvenza del debitore.

E’ quanto stabilito dalla Suprema Corte che, con sentenza pubblicata in data 03/07/2019, ha convalidato il dispositivo contenuto nell’art. 16, comma 2 L.F., ai fini del computo del “dies a quo” da cui far decorrere il periodo sospetto per la revocabilità della garanzia.

Ciò, in adesione ad una interpretazione sistematica dell’art. 67 comma 1 n. 4 L. F. che, a ben vedere, prescinde dallo stato soggettivo delle parti, e dunque dall’ignoranza dell’intervenuto fallimento da parte del creditore, rilevando, invece, la conoscenza che quest’ultimo abbia dello stato d’insolvenza del debitore.

Conoscenza che, come evidenziato dagli Ermellini nella sentenza in commento, in via presuntiva viene fatta decorrere dalla dichiarazione di fallimento, nonostante il creditore debba in ogni caso dimostrare che, seppure l’atto dispositivo patrimoniale del fallito in suo favore sia stato compiuto nel periodo cosiddetto sospetto, questi, tuttavia, non fosse a conoscenza dello stato d’insolvenza.

Mentre, tutti i restanti effetti determinati dalla sentenza dichiarativa di fallimento per i terzi che non abbiano preso parte all’istruttoria prefallimentare, decorrono dall’iscrizione della stessa nel registro delle imprese, che produce l’effetto di conoscibilità legale a tutela della buona fede del terzo.

E senza per questo porsi in contrasto con la normativa di cui al citato art. 16 comma 2 L.F. che non interferisce con la disciplina degli effetti patrimoniali del fallimento, in quanto prescindendo dalla buona fede dei terzi in ordine all’intervenuta dichiarazione di fallimento, si focalizza sulla conoscenza o meno da parte dei terzi dello stato d’insolvenza del fallito.

Peraltro, configurandosi la revocatoria come uno strumento di recupero finalizzato alla ricostruzione del patrimonio nell’interesse della massa, costituisce azione riconnessa soltanto al fallimento, sede naturale di tutela della par condicio cui l’art. 67 L.F. è funzionale.

Né potrebbe ipotizzarsi un parametro temporale diverso da quello della relativa dichiarazione giudiziale.

Infatti, ciò che legittima la revoca di un determinato atto non è il semplice compimento dello stesso, bensì la successiva dichiarazione di fallimento che apre il concorso tra i creditori e legittima l’esigenza del ripristino della par condicio mediante la sanzione dell’inefficacia a ritroso nel tempo.

Va da sé, pertanto, che, in tema di azione revocatoria fallimentare, il dies a quo per il computo del periodo sospetto decorra dalla pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento in luogo di quella di iscrizione nel registro delle imprese, rilevando esclusivamente la conoscenza da parte del creditore dello stato di insolvenza del debitore.

Cass., 03/07/2019, n. 10104

Luigia Cassotta – l.cassotta@lascalaw.com

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