Contratti

Per liberarsi dal versamento della parcella e’ necessario provare l’accordo fra corrispondente e legale di fiducia

Cass., 11 luglio 2012, Sez. II, n. 11700

Massima: “Ha diritto al compenso l’avvocato che ha ricevuto formale procura anche se di fatto l’attività è stata svolta da un legale di altro foro. Per liberarsi il cliente dovrebbe dimostrare l’accordo fra i due professionisti nel quale il conferitario si obbliga a richiedere il compenso al proprio corrispondente.” (leggi la sentenza per esteso) 

Recentemente la Cassazione Civile, con sentenza n. 11700 dell’11 luglio 2012, in tema di compensi professionali, ha affrontato una tematica di particolare interesse e ha previsto il diritto al compenso per l’attività svolta dall’avvocato che ha ricevuto formale procura anche se di fatto l’attività è stata svolta da un legale di altro foro.

Ad avviso dei Giudici della legittimità, l’unico modo per il cliente di liberarsi dall’obbligo di corrispondere il compenso è quello di dimostrare l’accordo intervenuto fra i due professionisti nel quale il conferitario si obbliga a richiedere il compenso al proprio corrispondente.

Questa la sentenza con cui la Corte ha respinto il ricorso presentato da un soggetto che aveva conferito formalmente (a mezzo posta) l’incarico a un avvocato di Torino su indicazione di un collega di fiducia, operante a Roma, e che, di fatto, aveva svolto gran parte del lavoro.

Ad avviso della Corte “Invero la condivisibile astratta distinzione tra contratto d’opera professionale e procura alle liti si pone come deroga alla presunzione di coincidenza tra i due negozi e, di conseguenza, di identità tra chi conferisce la seconda e chi stipula in qualità di cliente, il primo: va dunque stabilita in concreto la ricorrenza dell’una piuttosto che dell’altra fattispecie, soprattutto  nel caso, come quello in esame, in cui la parte, che debba essere rappresentata e difesa in un giudizio destinato a svolgersi in una città diversa da quella di propria residenza, non conoscendo legali di quel foro, si rivolga ad un professionista più a lei prossimo, e che sia poi quest’ultimo a metterla in corrispondenza con un legale del Foro ove deve aver luogo il processo, al quale poi la parte medesima conferisce il mandato ad litem in tale ipotesi è dunque astrattamente ipotizzabile sia che la stessa parte abbia inteso intrattenere un rapporto di clientela unicamente con il professionista che già conosceva, ed abbia conferito al legale dell’altro Foro soltanto la procura tecnicamente necessaria all’espletamento della rappresentanza giudiziaria, sia invece che abbia inteso direttamente conferire ad entrambi i legali il mandato di patrocinio ( oltre che la procura ad litem), o che abbia comunque inteso conferirlo anche al legale del Foro della causa, per il tramite del professionista della città di sua residenza”.

Nel caso in esame, la Corte, in assenza della prova dell’intervenuto accordo tra i due professionisti, ha rigettato il ricorso e confermato l’obbligo alla corresponsione della parcella.

(Laura Martone – l.martone@lascalaw.com)

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