Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

PCT : “ l’errore fatale” è sanabile

È tempestiva la costituzione della parte che, dopo aver presentato telematicamente la propria comparsa ed aver ricevuto in termini la cd. seconda PEC, si sia vista rifiutare dalla cancelleria – dopo la scadenza – il suddetto deposito a causa di un errore “fatale” incolpevole ed abbia spontaneamente provveduto alla rinnovazione dell’incombenza. (Tribunale di Bologna, decr. n. 13725 del 12.12.2016).

La massima sopra riportata va ad aggiungersi a tutta quelle serie di pronunce recentissime o recenti in merito al funzionamento del processo telematico, che non pochi problemi sta generando agli operatori del diritto, siano essi consulenti tecnici del giudice, avvocati o collaboratori di questi ultimi.

L’importanza della pronuncia del Tribunale di Bologna, però, è tale poiché viene incontro e non poco alle esigenze di celerità del procedimento e di garanzia del lavoro degli avvocati.

Andando con ordine, la situazione di fatto potrà così riassumersi: l’Avvocato protagonista della vicenda doveva predisporre comparsa di risposta e contestuale chiamata in causa del terzo, da presentare presso i competenti uffici (rectius: da depositare telematicamente) entro e non oltre il giorno venerdì 2 dicembre 2016. Compiute le ordinarie formalità ed inviata la busta telematica, presto l’Avvocato  riceveva la prima email certificata, di invio della busta e pochi attimi dopo la seconda pec, contenente l’avviso di effettiva consegna del plico alla Cancelleria del Tribunale.

Il successivo lunedì 5 dicembre, ricevuta la pec di buon esito dei controlli automatici, la quarta pec rilevava un errore tale per cui la busta telematica veniva respinta, senza possibilità di intervento alcuno da parte della Cancelleria, per una inspiegabile anomalia riscontrata su uno dei documenti allegati.

Prontamente l’Avvocato depositava nuovamente il tutto (questa operazione avrà buon esito) ma oltre il termine di legge (il 5.12 anziché il 2.12) e predisponeva quindi istanza al Giudicante per sentirsi dichiarare nei termini, ovvero di essere rimesso nei termini a norma dell’art. 153, co. 2 c.p.c. per errore ad esso non imputabile.

Il Giudice coglieva fin da subito nel punto il problema e dichiarava tempestivo il deposito della comparsa.

A supporto della tesi tanto del difensore quanto del giudicante, corre in soccorso l’art. 16 bis, co. 7 D.L 179/2912 il quale, rimandando al Provv. DGSIA 16/4/2014, afferma come “il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna (la cosiddetta “seconda pec”, ndr) da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia”, escludendo quindi che le comunicazioni successive, quali i controlli automatici e l’accettazione vera e propria, possano inficiare sul buon esito della procedura (così anche Trib. Torino, ord. 11/6/2015).

Tutto ciò però, mitigato dalla corretta applicazione delle disposizioni di cui l’art. 34 D.M. 44/2011, ossia il deposito dei file nel corretto formato (.pdf) verificato dal giudice e dalla Cancelleria.

Volgendo lo sguardo a pochi anni fa, sarebbe come a dire: con la prima pec ricevuta l’Avvocato ha conferma che la propria segretaria si trovi in coda dinanzi alla cancelleria, con la seconda pec la segretaria è rientrata in studio con la copia dell’atto recante il timbro “depositato”.

Nel caso quindi gli atti siano tutti nel corretto formato e pienamente leggibili, a nulla attiene l’attività susseguente della Cancelleria circa il buon esito del deposito della propria comparsa, stante la fallibilità dei controlli automatici introdotti col processo telematico.

La spontanea conseguenza di quanto appena riportato è la ritenuta superfluità dell’istanza di rimessione in termini: seppur applicabile al caso in oggetto (l’errore, tanto “fatale” quanto inspiegabile, comporta la non imputabilità alla parte istante dell’omesso perfezionamento del deposito), non se ne ravvisa la necessità, dovendosi ritenere completamente sanato il ritardo per mezzo del nuovo deposito avvenuto nei giorni successivi.

Giova comunque sottolineare come quanto finora riportato ha valenza nel solo caso in cui il deposito sia avvenuto tanto nei termini quanto nel rispetto delle regole che negli anni hanno formato il corpo del PCT: diverse pronunce hanno, infatti, evidenziato che quando l’errore è direttamente imputabile all’avvocato (e  poteva essere evitato con l’ordinaria diligenza) dovrebbe escludersi la rimessione in termini (così Tribunale di Torino, 28 agosto 2014, est. Liberati; 11 giugno 2015, est. Astuni; 22 marzo 2016, est. Carbonaro; Trib. Napoli, ord. 16 dicembre 2015; Trib. Milano, ord. 23 aprile 2016 est. Fascilla).

Mattia Cantarellim.cantarelli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

L’occasione di riflessione sul tema è scaturita da una sentenza della Corte d’Appello di Genova...

Diritto Processuale Civile

Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

A seguito dell’istituzione del “domicilio digitale” le notificazioni indirizzate alla parte de...

Diritto Processuale Civile

Con ordinanza interlocutoria, la Cassazione ha disposto la rimessione al Primo Presidente affinché ...

Diritto Processuale Civile

X