Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

PCT: Le Sezioni Unite sulla sanatoria della nullità della notifica P.E.C. per il raggiungimento dello scopo.

La Corte di Cassazione, nella recente sentenza a SS.UU. del 18 aprile 2016, n. 7665 , si è espressa in tema di vizi della notificazione a mezzo PEC, chiarendo definitivamente come la nullità non possa essere mai pronunciata nel caso in cui la notificazione abbia raggiunto il suo scopo, ossia il “risultato dell’effettiva conoscenza dell’atto che consegue alla consegna telematica dello stesso” all’indirizzo P.E.C. di destinazione.

La questione sottoposta alle SS. UU. muove le premesse dall’eccezione di nullità della notificazione sollevata dal ricorrente principale, il quale pur avendo ricevuto la notificazione via PEC del controricorso, aveva lamentato la presenza di vizi formali della relata di notifica e, dunque, la violazione dell’articolo 3-bis, co. 4) – 5), della legge n. 53 del 1994 e dall’articolo 19-bis del provvedimento ministeriale del 16 aprile 2014.

Detta eccezione di nullità, tuttavia, è apparsa ad avviso della Sezioni Unite destituita di qualsiasi fondamento.

E ciò, soprattutto in ragione del fatto che precedenti pronunce avevano già sostenuto che “… il principio, sancito in via generale dall’articolo 156 del codice di rito, secondo cui la nullità non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato, vale anche per le notificazioni, anche in relazione alle quali — pertanto — la nullità non può essere dichiarata tutte le volte che l’atto, malgrado l’irritualità della notificazione, sia venuto a conoscenza del destinatario” (Cass., Sez. Lav., n. 13857 del 2014; conf., Cass. Sez. Trib., n. 1184 del 2001 e n. 1548 del 2002) e che la denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme di rito non tutela “un generico interesse all’astratta regolarità del processo, ma garantisce solo “l’eliminazione del pregiudizio, subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione” (Cass., sez. trib., n.26831 del 2014.)

Ragion per cui, gli ermellini, nell’aderire ad una condivisibile impostazione esegetica, con la decisione in esame hanno definitivamente chiarito che in tema di notificazioni eseguite a mezzo P.E.C., la nullità non possa essere mai pronunciata nel caso in cui sia stato raggiunto “Il risultato dell’effettiva conoscenza dell’atto che consegue alla consegna telematica dello stesso nel luogo virtuale, ovverosia l’indirizzo PEC espressamente a tal fine indicato dalla parte nell’atto introduttivo…”, poiché ciò determina “il raggiungimento dello stesso scopo perseguito dalla previsione legale del ricorso alla PEC”.

In definitiva, concludono le Sezioni Unite, ormai raggiunto lo scopo, l’eccezione con la quale si lamenti un mero vizio procedimentale, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia eventualmente comportato, per la parte, “una lesione del diritto di difesa” o possa comportare altro “pregiudizio per la decisione finale” è destinata a rimanere ancora al rango di mera petizione di principio.

Marta Marchesinim.marchesini@lascalaw.com

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