Vigilanza

Partecipazioni detenibili, attività a rischio e conflitti di interesse: ecco le nuove disposizioni di Vigilanza per le Banche

Lo scorso 12 dicembre è stato pubblicato l’aggiornamento n. 9 della circolare n.263 in materia di disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche.

Il Titolo V, Capitolo 4, riferito alle partecipazioni detenibili dalle banche e dai gruppi bancari, entrerà in vigore il 30 giugno 2012.

La nuova disciplina prevede: (i) un limite generale all’investimento in partecipazioni e in immobili, da contenere entro l’ammontare del patrimonio di vigilanza a livello consolidato; (ii) limiti specifici per le partecipazioni qualificate in imprese non finanziarie; (iii) l’autorizzazione preventiva per l’acquisizione di partecipazioni soltanto in caso di investimenti in imprese di natura finanziaria che, per la loro rilevanza, siano suscettibili di determinare impatti sulla struttura finanziaria e patrimoniale dell’acquirente, nonché per acquisizioni da cui possano derivare ostacoli all’esercizio della vigilanza consolidata.
 
Sul tema sono stati introdotti principi in materia di organizzazione e controlli interni orientati a promuovere il controllo dei rischi e la prevenzione e corretta gestione dei conflitti di interesse, delineando, ove appropriato, l’adozione di soluzioni ispirate a forme di separazione organizzativa o societaria fra l’attività di investimento partecipativo e la rimanente attività bancaria, in particolare quella di erogazione del credito. La concreta attuazione di tali principi nelle diverse realtà aziendali è guidata dal principio di proporzionalità, con riguardo alle diverse caratteristiche e strategie degli intermediari.

Il Titolo V, Capitolo 5, riferito alle attività di rischio e ai conflitti di interesse nei confronti di soggetti collegati alla banca o al gruppo bancario, entrerà in vigore il 31 dicembre 2012.

Il primo presidio individuato dall’Autorità di Vigilanza è costituito da limiti prudenziali per le attività di rischio, che sono differenziati in funzione delle diverse tipologie di parti correlate in proporzione all’intensità delle relazioni e alla rilevanza dei conseguenti rischi per la sana e prudente gestione. In considerazione dei maggiori rischi inerenti ai conflitti di interesse nelle relazioni banca-industria, sono previsti limiti più stringenti per le attività di rischio nei confronti di parti correlate qualificabili come imprese non finanziarie.

Ad integrare i limiti prudenziali sono previste apposite procedure deliberative al fine di preservare una corretta allocazione delle risorse e specifiche indicazioni in materia di assetti organizzativi e controlli interni che, consentono di individuare le responsabilità degli organi e i compiti delle funzioni aziendali rispetto agli obiettivi di prevenzione e gestione dei conflitti di interesse, agli obblighi di censimento dei soggetti collegati e di controllo dell’andamento delle esposizioni.

(Sabrina Galmarini – s.galmarini@lascalaw.com)

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