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Parte del processo ed erede: necessaria l’integrazione del contraddittorio?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione prende le mosse da un ricorso proposto avverso una sentenza resa dalla Corte d’Appello di Messina. Nel caso di specie, la Corte territoriale aveva annullato una sentenza di primo grado, giusto appello di parte attrice che aveva eccepito la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei litisconsorti necessari rispetto alla domanda di usucapione.

La sentenza impugnata in Cassazione dava atto che due comproprietarie dei beni oggetto di una pretesa usucapione fossero morte ma, al contempo, l’attrice non avesse provveduto alla citazione in giudizio dei rispettivi eredi, né tantomeno, ove detta qualità fosse stata assunta da una delle parti già costituite, avesse provveduto alla evocazione delle medesime, oltre che in proprio anche in qualità di eredi.

Il ricorso presso la suprema Corte è stato dunque articolato su unico motivo, circa la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 102 c.p.c., secondo il quale “se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo”. I ricorrenti, a tal proposito, hanno dedotto che gli eredi delle due comproprietarie decedute fossero già parti del procedimento in quanto originariamente citati dall’attrice.

Il ricorso è stato ritenuto fondato. È spettato quindi alla Cassazione decidere se fosse necessaria l’evocazione in giudizio dei soggetti già presenti, oltre che in proprio, anche nella qualità di eredi.

In primo luogo, la Cassazione ha rilevato che la Corte territoriale aveva erroneamente dichiarato la nullità della decisione di primo grado per mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei litisconsorti necessari, gli eredi, senza individuare nominativamente le persone che debbano partecipare al giudizio quali litisconsorti necessari, e senza averne accertato l’esistenza, nonché verificato i presupposti di fatto che imponessero l’integrazione.

In secondo luogo, secondo gli ermellini, risulta errato in diritto l’argomento speso in motivazione dal giudice d’appello per cui “ove pure la qualità di erede spettasse ad una delle parti già citate nel giudizio in esame, occorreva comunque provvedere alla evocazione delle medesime, oltre che in proprio, anche in tale veste”.

La Suprema Corte a motivazione della decisione ha riproposto un principio consolidato in giurisprudenza per cui “qualora una medesima persona fisica cumuli in sé la qualità di parte in proprio e quella di erede di altro soggetto, deceduto prima dell’inizio del giudizio, non è necessario provvedere all’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti quale erede, ove la stessa, avendo già acquisito la qualità ereditaria, sia stata comunque citata nella causa in proprio, ravvisandosi nella specie l’unicità della parte in senso sostanziale (diversa essendo la situazione della morte della parte avvenuta nel corso del giudizio, la quale, in seguito alla interruzione ai sensi degli artt. 299 e 300, comma 2, c.p.c., comporta la necessità della citazione in riassunzione – o della prosecuzione del processo – degli eredi in tale qualità. Seppur già costituiti nel processo in nome proprio)”.

In conclusione, la Cassazione ha escluso la rimessione al Tribunale di primo grado e la declaratoria di nullità della sentenza secondo quanto disposto dalla Corte d’Appello di Messina, posto che l’integrazione del contraddittorio si risolverebbe nella mera chiamata in causa di parti già in condizioni di contrastare la domanda attorea fin dall’origine. Per questi motivi la Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa al giudice del secondo grado, in diversa composizione.

Cass., Sez. VI, Ord., 26 febbraio 2021, n. 5444

Andrea Ferraguto – andrea.ferraguto@lascalaw.com

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