Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Il parere negativo del P.M. alla proposta concordataria equivale a una richiesta di fallimento?

Si esclude l’applicazione dell’art. 7 L.F. alla richiesta di fallimento formulata dal P.M. quale conseguenza dell’inammissibilità della proposta di concordato preventivo.

La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi su un ricorso proposto avverso una sentenza della Corte d’Appello che, a sua volta, rigettava il reclamo presentato contro la sentenza con la quale il Tribunale di Roma aveva dichiarato il fallimento della società, a seguito della dichiarazione di inammissibilità del concordato preventivo proposto dalla stessa.

In particolare, il ricorrente contestava il fatto che la Corte d’Appello avesse equiparato a una valida richiesta di fallimento il semplice parere negativo sulla proposta di concordato preventivo, con conseguente richiesta di dichiarazione del fallimento, espresso oralmente dal P.M., intervenuto all’udienza di cui all’art. 162, secondo comma, L.F. Ciò in quanto, a suo avviso, la richiesta di fallimento avrebbe dovuto avere la forma del ricorso e che, inoltre, tale ricorso potesse essere presentato solo a seguito di segnalazione dello stato di insolvenza proveniente da una delle fonti dell’art. 7 L.F.

La Corte di Cassazione ha ritenuto tale motivo di ricorso infondato.

La Corte ha precisato che il P.M. deve essere informato della proposta di concordato per consentire la sua partecipazione al procedimento e che le modalità di tale partecipazione, pur non essendo previste dalla legge fallimentare, possono certamente consistere nella presenza all’udienza, di cui all’art. 162 secondo comma L.F., con la possibilità di rassegnare nell’ambito della stessa conclusioni orali (modalità ordinaria di partecipazione del P.M. al processo, funzionale all’ordinato e celere svolgimento di questo, nonché pienamente rispettosa del contraddittorio e del diritto di difesa delle parti).

L’udienza di cui all’art. 162, secondo comma, L.F. viene fissata dal Giudice per l’audizione del debitore, in vista dell’eventuale declaratoria d’inammissibilità del concordato.

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha affermato che la richiesta di fallimento del P.M., contemplata nell’ultimo periodo del secondo comma dell’art. 162 L.F., trova la sua compiuta disciplina nell’ambito della procedura di concordato preventivo e non è disciplinata dall’art. 7 L.F. che, invece, si riferisce alla diversa ipotesi in cui la richiesta del P.M. sia volta ad introdurre un autonomo procedimento prefallimentare. Del resto, la richiamata disciplina di cui all’art. 162 L.F. è conforme alla ratio dell’art. 7 L.F., in quanto il P.M. apprende dell’insolvenza, appunto, nel corso di un distinto procedimento, quello di concordato, del quale viene informato ai sensi dell’art. 161, quinto comma, L.F.

Pertanto, sulla base di tali considerazioni, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9574 del 13 aprile 2017, ha affermato il seguente principio di diritto: “alla richiesta di fallimento formulata dal pubblico ministero ai sensi dell’art. 162, secondo comma, legge fall. quale conseguenza dell’inammissibilità della proposta di concordato preventivo, non si applica il disposto dell’art. 7, alla cui ratio, peraltro, anche la specifica disciplina della richiesta in questione si conforma”.

Cass., Sez. I, 13 aprile 2017, n. 9574 (leggi la sentenza)

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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