La rivincita del promissario acquirente

Parcella dell’avvocato asseverata: secondo la Cassazione non è sufficiente

Basta l’opinamento della parcella per “dare per scontato” il relativo pagamento? La recente risposta della Cassazione è chiara: non è sufficiente.

 

Un avvocato proponeva ricorso monitorio per il pagamento dei propri compensi per l’attività professionale svolta a favore di una cliente in diversi procedimenti, oltre che nella consulenza stragiudiziale.

Quest’ultima presentava opposizione avverso l’ingiunzione ottenuta dall’avvocato.

Il Tribunale riteneva l’opposizione fondata limitatamente all’eccepito pagamento di un acconto, sostenendo per il resto che l’attività professionale svolta dall’avvocato fosse adeguatamente dimostrata sulla base della nota asseverata dal Consiglio dell’Ordine.

La cliente ricorreva in Cassazione, lamentando che il Tribunale era caduto in contraddizione, e conseguente errore, “avendo recepito acriticamente il contenuto del parere del Consiglio dell’ordine dopo aver dichiarato che la parcella asseverata non era vincolante”.

 

Le doglianze vengono ritenute fondate dalla Suprema Corte poiché il giudice di merito si era pronunciato sulla sola eccezione di pagamento degli acconti, riconoscendo al legale l’intero importo richiesto salvo appunto la detrazione dell’acconto, senza tuttavia entrare nel merito delle molteplici, puntuali – e legittime – contestazioni della cliente riguardanti l’effettivo svolgimento dell’attività elencate nella parcella, la congruità e la spettanza dei corrispettivi richiesti.

A parere della Corte, la decisione impugnata appare fondata su una motivazione apparente ed inidonea a dar conto delle statuizioni assunte e del tutto elusive rispetto alle argomentazioni difensive sollevate con l’atto di opposizione, limitandosi ad affermare che l’avvocato “aveva documentato tutta l’attività al punto che sono agevolmente riscontrabili le prestazioni rispetto alle quali il Consiglio dell’ordine ha espresso il parere di congruità, tenendo conto dei parametri forensi applicabili per ciascuna posizioni, delle fasi processuali per cui è stata espletata l’assistenza legale, tenuto conto delle caratteristiche e del pregio dell’attività prestata, della natura del procedimento, dei documenti da esaminare, della congruità dell’impegno e dell’esito ottenuto».

In definitiva, tale motivazione non è sufficiente, pertanto l’ordinanza impugnata viene cassata con rinvio.

 

Cass., Sez. II, Ord., 7 luglio 2020, n. 14005

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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