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Pagamento elettronico non autorizzato: quando l’accorto banchiere non ne risponde

L’Arbitro Bancario e Finanziario di Torino è tornato ad occuparsi di un tema particolarmente attuale, ossia quello dei pagamenti effettuati con sistemi elettronici all’insaputa degli utenti vittime, sempre più di frequente, degli attacchi dei cyber criminali.

Nello specifico il titolare di una carta di credito ricorreva all’Arbitro per vedersi restituita una somma che gli era stata sottratta in circostanze sospette.

Il ricorrente riferiva di aver ricevuto un sms sul proprio cellulare a firma del sistema anti-frode della banca emittente la carta di credito e di aver risposto a tale messaggio per fornire non meglio precisati “chiarimenti” anche all’esito di una conversazione telefonica. Riferiva, altresì, di essersi accorto, a distanza di qualche giorno, della sottrazione di una somma per effetto di un pagamento non autorizzato verificatosi proprio contestualmente alla ricezione di quell’insolito messaggio.

La Banca respingeva la richiesta del ricorrente, dimostrando che il pagamento era avvenuto con l’inserimento delle credenziali proprie dell’utente, circostanza che faceva ragionevolmente presumere che il fatto fosse ascrivibile ad un comportamento gravemente colposo del titolare della carta di credito.

Il Collegio ha aderito alla linea difensiva della banca, motivando il rigetto del ricorso come segue: “considerato che l’intermediario ha dimostrato mediante le schermate prodotte in atti che l’operazione risulta essere stata autorizzata con inserimento sia delle credenziali di accesso statiche, sia di quella dinamica; atteso dunque che, sulla base delle risultanze in atti ed in mancanza di altri elementi, l’intermediario ha fornito adeguata prova della eccepita colpa grave di parte ricorrente (cfr. la decisione n. 5304/2013 del Collegio di Coordinamento; più di recente di vedano le decisioni di questo Collegio di Torino nn. 9376/2017, 5402/2017, 2413/2018, 14504/2017, oltre a Collegio di Bari, decisione n. 14195/2017 e Collegio di Roma, decisione n. 13448/2017) non accoglie il ricorso”.

Tale decisione si colloca nell’ambito di quell’orientamento che esclude la responsabilità dell’intermediario, quando quest’ultimo dimostri di aver adottato un sistema di autenticazione “forte” o a due fattori (mediante password statiche e dinamiche) che, allo stato dell’attuale progresso tecnologico, è il più sicuro possibile. Pertanto, una volta che l’intermediario abbia fornito prova dell’attuazione di tale sistema, può ragionevolmente ritenersi che la verificazione dell’evento dannoso si sia resa possibile solo attraverso la cooperazione colposa del cliente che abbia, pur inconsapevolmente, reso accessibili all’esterno le predette credenziali.

Collegio ABF Torino, 28 ottobre 2019, n. 23727

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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