L'indennità di occupazione è percepita dal Custode giudiziario

Pagato il decreto ingiuntivo, è esclusa l’esecuzione per le spese successive

Nel caso in cui il debitore estingua il proprio debito, comprensivo degli interessi e delle spese processuali, così come liquidate nel provvedimento monitorio, il creditore non può agire in via esecutiva, sulla base dello stesso titolo, per le spese sostenute per la redazione di un atto di precetto, notificato successivamente al provvedimento del Giudice.

È quanto si legge nell’ordinanza n. 2242 del 28 gennaio, con la quale la Cassazione ha confermato il proprio orientamento sul tema delle spese legali.

Nel caso in questione, l’Avv. S. dell’INPS, dichiaratosi antistatario, riceveva da quest’ultima l’importo liquidato dal Giudice a seguito di sentenza. Sennonché, il difensore, riteneva di dover ricevere l’ulteriore importo di Euro 1.310,00 per la redazione dell’atto di precetto notificato ai danni del debitore. Tuttavia, la notifica si perfezionava solo a seguito della corresponsione sopra detta da parte del debitore.

Pertanto, il difensore agiva in via esecutiva per la differenza “autoliquidatasi” ed il debitore si opponeva all’esecuzione, deducendo di avere già estinto il debito osservando la relativa sentenza.

Il Giudice, ritenendo non dovute le ulteriori somme richieste, estingueva la procedura esecutiva; tuttavia, avverso tale decisione, l’Avv. S. proponeva opposizione agli atti esecutivi, poi accolta col riconoscimento all’Avv. delle spese inerenti l’atto di precetto.

Contro tale decisione, il debitore proponeva ricorso per Cassazione, a fondamento del quale deduceva la violazione dell’art. 480 c.p.c. “per avere la sentenza impugnata ritenuto che, dopo il pagamento delle spese legali liquidate nel verbale di conciliazione, l’avvocato distrattario della parte vittoriosa potesse intimare, con l’atto di precetto, il pagamento di ulteriori diritti ed onorari relativi ad attività poste in essere successivamente all’emissione del titolo esecutivo e non liquidate nel medesimo“.

La Suprema Corte, ha ritenuto fondato il motivo in ossequio all’art. 480 c.p.c., secondo cui “il precetto consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo” inteso quale atto di accertamento che dichiara l’esistenza di un diritto di credito in capo al soggetto, costituendone altresì la prova.

Ciò posto, la legge fonda su di esso la possibilità di azionare la procedura esecutiva per soddisfare il diritto che il debitore non ha spontaneamente assolto e che è contenuto nel titolo.

Sennonché, nel caso di specie, il debitore aveva estinto il proprio debito, versando l’importo ingiunto, comprensivo di interessi e spese; ragion per cui il creditore non poteva agire, sulla base dello stesso titolo esecutivo, per ottenere il pagamento delle spese sostenute solo successivamente alla sentenza e peraltro non liquidate.

Cass., Sez. VI-3 Civ., 28 gennaio 2019, ordinanza n. 2242

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

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