Diritto Processuale Civile

Overruling: dalle Sezioni Unite alla L. 218/2011

di Paolo Pieruccio, in Giurisprudenza di merito, n. 2/12, pag. 304

L’Autore dell’articolo in esame ripercorre lo sviluppo della giurisprudenza di merito,  successiva alla storica sentenza delle Sezioni Unite n. 19246/2010, analizzando altresì le modiche introdotte dal legislatore.

La L. 218/2011 ha risolto le gravi difficoltà che si erano prospettate all’indomani della citata sentenza.

Questa decisione, come noto, aveva puntualizzato che, in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, i termini di costituzione in giudizio sono automaticamente ridotti alla metà per il semplice e solo fatto che era stata proposta l’opposizione. Ciò significava che i termini predetti erano dimidiati in ogni caso, anche qualora l’opponente non si fosse avvalso della facoltà di ridurre i termini di comparizione. Ne conseguiva che l’opposizione era sempre improcedibile qualora l’opponente non si fosse costituito oltre il quinto giorno, ma entro il decimo, dalla notificazione.

La questione è stata affrontata dalla giurisprudenza di merito e, all’indomani della sentenza resa dalle Sezioni Unite si erano formati tre principali orientamenti di seguito brevemente riassunti.

1)      tesi dell’overruling: è espressione del principio generale “tempus regit actum”, che postula l’inapplicabilità alle cause in corso della nuova regola giurisprudenziale, essendo essa il frutto di un improvviso cambiamento di rotta rispetto ad interpretazioni ormai consolidate, con l’effetto che non occorre alcuna rinnovazione di atti processuali attraverso la remissione in termini, poiché la parte ha agito illo tempore correttamente in base all’orientamento superato solo pro futuro;[1]

2)      tesi della rimessione in termini: la tesi secondo la quale è invece necessaria la rimessione in termini dell’opponente, ma senza la ripetizione dell’attività processuale nel rispetto dei principi del giusto processo e della sua ragionevole durata; [2]

3)      la tesi che, più semplicemente e radicalmente, rifiuta l’adeguamento al mero obiter dictum, delle Sezioni Unite, ritenuto non vincolante o, addirittura sbagliato.

Tra queste tre posizioni, la più convincente è la prima, poiché, come giustamente osservato da più Tribunali di Merito, in caso di mutamento giurisprudenziale che abbia ad oggetto le regole del processo ed introduca, di fatto, una regola da ritenersi nuova alla luce del costume giurisprudenziale costantemente seguito sino al pronunciamento neofita (overruling), la parte che abbia posto in essere un’iniziativa processuale conforme al precedente indirizzo, ma divenuta inidonea per effetto nel mutamento di indirizzo giurisprudenziale, conserva il diritto ad una decisione nel merito.

Come già accennato, stante la portata dell’orientamento espresso dalle Sezioni Unite, il legislatore è intervenuto attraverso la modifica dell’art. 645 c.p.c.

Con la legge 218/2011, è stato posto fine ai dubbi sorti, poiché, l’intervento novellatore, abrogando l’opportunità di dimidiazione del termine in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, ha cancellato le divergenti interpretazioni giurisprudenziali, stabilendo che i termini di citazione sono quelli ordinari.

Ovviamente resta salva, svolgendosi l’opposizione nelle forme ordinarie, la facoltà della parte, in forza dell’art. 163 bis, di chiedere di vedersi autorizzata, dopo il vaglio del giudice, all’abbreviazione del termine.

(Giuliana Poggi – g.poggi@lascalaw.com)



[1] Tribunale di Varese, 8 ottobre 2010

[2] Tribunale di Torino, ordinanza 11 ottobre 2010

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