Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Opposizione allo stato passivo: quali documenti si allegano

E’ dello scorso 26 ottobre la sentenza della Suprema Corte n. 25513, con la quale è stato affrontato il tema relativo alla necessità di produrre, in sede di opposizione allo stato passivo, il fascicolo di parte relativo alla fase di verifica dei crediti.

La questione è, naturalmente, quella relativa alla interpretazione dell’art. 99 L.F. nella parte in cui prevede che il ricorso in opposizione debba contenere “a pena di decadenza l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti”, dovendosi verificare se tale norma imponga o meno al creditore opponente l’onere di depositare i documenti già prodotti nella fase di ammissione al passivo innanzi al giudice delegato e dunque contenuti nel fascicolo di parte.

In passato la Corte si è, in diverse occasioni, pronunciata nel senso di ritenere il creditore onerato di tale (ri)produzione (Cass. 25174/2015; Cass. 493/2012; Cass. 22711/2010).

Un orientamento parzialmente differente, pur ponendo in risalto l’onere per il creditore di depositare nuovamente i documenti nel procedimento di opposizione allo stato passivo (con conseguente preclusione , in linea di principio, per il Tribunale  di acquisirli d’ufficio) ha escluso che il creditore incorra nella decadenza nell’ipotesi in cui sia dato ravvisare, nel ricorso in opposizione, la concomitanza di due condizioni e cioè che il creditore abbia specificatamente indicato i documenti posti a fondamento dell’opposizione e contestualmente abbia formulato istanza di acquisizione dei documenti richiamati (Cass. 16101/2014; Cass. 26639/2016).

La Suprema Corte torna ora in argomento ritenendo che vi siano elementi per modificare le considerazioni poste a fondamento di tali orientamenti.

Innanzitutto l’interpretazione dell’art. 99 l.f. che, nel delineare il perimetro dell’effetto decadenziale, opera un preciso riferimento alla “indicazione specifica” dei documenti prodotti.

Di talchè la norma non pare imporre un obbligo di (ri)produzione ma solo un onere di elencazione.

A ciò si aggiunga che l’intero dettato dell’art. 99, comma 2, l.f. depone nel senso che le esigenze di concentrazione processuale impongono al creditore di indicare, al momento del ricorso, tutti i mezzi di prova ed i documenti di cui intende avvalersi innanzi al tribunale sicchè è solo quel materiale che ha titolo per restare nel processo.

Se tutto quanto sopra esposto è ciò che emerge dall’art. 99 l.f. non vi è ragione per imporre al creditore ulteriori effetti preclusivi dovendosi ritenere non necessaria la riallegazione dei documenti già prodotti con la domanda di ammissione al passivo.

Cass., Sez. I Civ, 26 ottobre 2017, ordinanza n. 25513

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

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