Diritto dell'Esecuzione Forzata

Opposizione all’espropriazione forzata ex art. 619 c.p.c. per effetto dell’intervenuto usucapione dell’immobile pignorato

Cass., 30 dicembre 2009, Sez. III, n. 27668, in Rivista dell'Esecuzione Forzata n. 1/11, pag. 117

Massima: "Nell'espropriazione forzata immobiliare, il terzo che intende far valare l'acquisto per usucappione edl bene pignorato è legittimato a proporre opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 619 c.p.c., a nulla rilevando che l'acquisto non risulti giudizialmente accertato o si sia verificato dopo il pignoramento." (leggi la sentenza per esteso)

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi in materia, con la sentenza n. 27668 del 30 dicembre 2009 ha stigmatizzato due principi basilari di seguito indicati.
In primo luogo ha escluso che il riconoscimento, in seno al terzo opponente, del diritto di proprietà sul bene oggetto di esecuzione, per intervenuto usucapione, debba essere una situazione giudizialmente accertata antecedentemente, rispetto al momento in cui il terzo propone opposizione.

Ciò sul presupposto che l’oggetto dell’azione ex art. 619 c.p.c. risulterebbe identificarsi proprio nella pretesa di accertare la sussistenza di situazioni giuridiche di per sé incompatibili con l’azione esecutiva promossa dal creditore procedente per soddisfare le proprie ragioni, per effetto della responsabilità patrimoniale del suo debitore.

L’azione del terzo si sostanzierebbe appunto per questo, non in un’azione reale di rivendica sul bene, bensì in un azione di accertamento, che darebbe vita ad un ordinario giudizio di cognizione, autonomo rispetto all’esecuzione nella quale si inserisce, in cui l’onere di provare la titolarità del diritto del terzo opponente di sottrarre il bene pignorato all’esecuzione attiene proprio al soggetto che promotore.

Pertanto, con la domanda ex art. 619 c.p.c., l’opponente può legittimamente far valere una situazione di proprietà del bene o di titolarità di altro un altro diritto reale che assuma di aver già acquistato al momento dell’opposizione anche per effetto dell’intervenuto usucapione.

Il secondo aspetto approfondito dall’organo giudicante de quo, risulterebbe “abbattere” definitivamente l’erroneo assunto che riconosceva la prevalenza del diritto di proprietà o del diritto reale fatti valere dal terzo opponente sul bene acquisito  per effetto dell’usucapione ventennale, unicamente se il decorso del termine per l’acquisto si fosse verificato al momento del pignoramento.

L’errore, precisa la Corte, è fatto manifesto dalla considerazione della natura stessa dell’usucapione ventennale, che è un modo di acquisto basato esclusivamente sulla situazione di fatto.

Pertanto, la situazione di possesso ad usucapionem resta, dunque, insensibile al pignoramento e, se mantiene i suoi caratteri, può senz’altro consolidarsi successivamente al pignoramento ed esser fatta valere dal terzo quando si è consolidata, cosicché la normale efficacia retroattiva erga omnes dell’acquisto per usucapione comporta automaticamente la prevalenza del diritto per come retroattivamente acquistato sulla posizione del creditore pignorante.

(Luca Abruzzese – l.abruzzese@lascalaw.com)

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