Diritto dell'Esecuzione Forzata

Opposizione all’esecuzione di un titolo esecutivo di altro stato membro

La recente entrata in vigore del Regolamento UE 1215/2012 ha introdotto importanti novità in tema di riconoscimento di un titolo esecutivo formatosi in altro Stato membro, eliminando la previgente disciplina di exequatur prevista dal Regolamento CE 44/2001, prima necessaria per far sì che tali titoli potessero circolare nello spazio giudiziario europeo.

Alla luce di tale novella, la regola sarà quella dell’automatica circolazione tra gli Stati membri dei titoli esecutivi, mentre sarà onere del debitore attivarsi per impedire che ciò accada.

Ebbene, proprio in ossequio alla ratio sottesa al Regolamento da poco entrato in vigore, il diniego del riconoscimento potrà avvenire solo nei casi tassativamente previsti dall’art. 45, da interpretarsi restrittivamente.

In particolare, secondo tale disposizione, il riconoscimento è negato:

–           qualora questo sarebbe manifestamente contrario all’ordine pubblico nello Stato membro richiesto;

–          se la decisione è stata resa in contumacia nel caso in cui l’atto introduttivo non sia stato comunicato o notificato al convenuto in tempo utile, sì da metterlo in grado di prestare le proprie difese;

–          se la decisione è incompatibile con altra emessa tra le medesime parti nello Stato membro richiesto;

–          se la decisione è incompatibile con altra emessa precedentemente tra le medesime parti in altro Stato membro o in un Paese terzo in una controversia avente il medesimo oggetto e il medesimo titolo,  purché questa abbia i requisiti per essere riconosciuta nello Stato membro richiesto;

–          se la decisione è in contrasto con le disposizioni poste a tutela della parte debole (ovvero qualora il convenuto sia  contraente dell’assicurazione, assicurato, beneficiario di un contratto di un’assicurazione, parte lesa, consumatore o lavoratore) oppure se è in contrasto con le disposizioni in materia di competenza esclusiva previste dall’art. 24 del Regolamento stesso.

Per quanto concerne la competenza , in Italia quella di tipo funzionale è posta in capo al Tribunale indipendentemente dal valore della pratica, mentre dal punto di vista territoriale, la competenza è riservata all’Ufficio Giudiziario del luogo dell’esecuzione oppure, qualora non sia stata ivi effettuata l’elezione di domicilio da parte del creditore procedente, il Tribunale del luogo in cui è stato notificato il precetto.

Venendo agli aspetti pratici, la procedura da seguire al fine di incardinare il giudizio di diniego è stata rimessa ai singoli Stati membri. Per l’Italia, tenendo sempre in considerazione che l’art. 48 Reg. 1215/2012 prevede che l’autorità giurisdizionale debba provvedere senza indugio, si possono verificare le seguenti ipotesi: nel caso in cui sia stato notificato unicamente il titolo, ben potrà essere promosso il ricorso ex art. 702 bis cpc; dopo la notifica dell’0atto diì precetto, dovrà invece essere instaurato il giudizio di opposizione ex art. 615 co. 1 cpc mentre, dopo l’inizio dell’esecuzione, l’opposizione ex art. 615 co. 2 cpc.

Per completezza espositiva, si sottolinea inoltre che, su istanza di parte, il provvedimento che definisce il giudizio – avente natura meramente dichiarativa – può prevedere ai sensi dell’art. 44 Reg. 1215/2012 che l’autorità giurisdizionale possa limitare l’esecuzione, circoscrivendola ai provvedimenti di natura cautelare, oppure subordinare l’esecuzione alla prestazione di idonea garanzia od ancora sospendere in tutto o in parte l’esecuzione.

Da ultimo, preme sottolineare, che l’entrata in vigore così recente delle norme qui in commento non permette ancora di comprenderne pienamente la portata innovativa e di conoscere quali siano gli orientamenti delle corti territoriali, per i quali si rimanda a future trattazioni.

15 maggio 2015

Chiara Gennaro – c.gennaro@lascalaw.com

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