L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Opposizione alla scissione: insufficiente la mera riduzione della garanzia patrimoniale

Ai fini dell’opposizione dei creditori al progetto di scissione non è sufficiente la deduzione di una generica riduzione della garanzia patrimoniale (da considerare fisiologica), dovendo, piuttosto, essere fornita la prova che questa operazione possa arrecare, anche solo potenzialmente, un pregiudizio al soddisfacimento del proprio credito. 

Il Tribunale di Milano, infatti, con la sentenza n. 6624 del 23 ottobre 2020, ha così statuito: “In sede di opposizione alla scissione, dunque, non basta al creditore dedurre genericamente una riduzione della garanzia patrimoniale, dovendo piuttosto egli fornire elementi idonei a sostenere l’esistenza di una effettiva probabilità che l’operazione – anche alla luce di una valutazione complessiva delle caratteristiche e degli effetti della stessa su un piano patrimoniale, economico e finanziario – possa arrecare un pregiudizio, non necessariamente attuale ma anche solo potenziale, al soddisfacimento del proprio credito. Tale rischio deve essere valutato considerando che il creditore opponente è creditore della società scindenda, quindi valutando, da un lato, le possibilità di soddisfacimento del credito avendo come riferimento le garanzie economico-patrimoniali che offre tale società prima ed indipendentemente dalla scissione e, dall’altro, le garanzie che offrirebbe, dopo la scissione, la società che rimarrebbe (la scissa) o diverrebbe (la beneficiaria) debitrice”.

Nel caso di specie, l’accoglimento dell’opposizione al progetto di scissione si è basato sul fatto che il creditore opponente è stato in grado di fornire elementi di prova tali da far ritenere che, probabilmente, rispetto alle garanzie godute prima della scissione, il suo credito sarebbe rimasto insoddisfatto (o parzialmente soddisfatto) se questo fosse passato alla società scissa.

Il Tribunale, infatti, ha rimarcato questo aspetto facendo propria una circostanza avanzata dall’opponente in ordine allo stato di salute del mercato di riferimento della società debitrice, precisando che “l’opponente ha messo bene in evidenza la crisi che ha colpito il mercato di riferimento in cui opera la società debitrice e le conseguenti scarse prospettive reddituali dell’attività, che dunque non sarebbe in grado di generare flussi di cassa in entrata sufficienti a soddisfare il debito”.

In tale contesto, il giudice meneghino, nella valutazione della verificazione di un danno potenziale, ha considerato la diminuzione della garanzia patrimoniale, non di per sé stessa, bensì alla luce del quid pluris costituito dal momento di crisi del tessuto produttivo di riferimento.

Inoltre, è interessante rilevare come il Tribunale abbia tenuto conto, a sostegno dell’accoglimento dell’opposizione, della circostanza che il progetto di scissione pareva maggiormente rivolto a favorire i soci della scissa, sottraendo crediti in violazione della par condicio creditorum.

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Sono da considerarsi pienamente legittime quelle clausole statutarie che, intervenendo sui quorum d...

Corporate

Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Il Tribunale di Napoli ha affrontato la tematica della responsabilità dell’organo di controllo l...

Corporate

Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

La clausola statutaria che riconosce un diritto di prelazione in capo ai soci, laddove la sua effic...

Corporate

X