Sequestro “ordinario”? L’esecuzione continua…

Opposizione al precetto, prima di tutto il titolo esecutivo

L’esistenza del titolo, che legittima l’azione esecutiva, deve essere accertata dal Giudice in via preliminare rispetto agli altri motivi di opposizione al precetto.

Questo è il principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione nella recente pronuncia in commento.

Nel caso di specie, l’ex moglie, in forza dell’ordinanza di assegnazione a suo favore della casa coniugale emessa dal Presidente del Tribunale nell’ambito di un giudizio di separazione giudiziale, notificava un primo atto di precetto all’ex marito per ottenere il rilascio del box, ritenuto pertinenziale.

L’ex marito opponeva l’atto di precetto e il tribunale rigettava l’opposizione con pronuncia, che veniva poi cassata con rinvio degli atti al giudice di merito, affinché accertasse che il titolo esecutivo si estendesse anche al box.

La signora notificava, intanto, altri due atti di precetto, sempre in forza della stessa ordinanza, entrambi opposti; sicché il tribunale riuniva i giudizi, incluso quello di riassunzione a seguito della statuizione cassatoria. Il tribunale, a definizione dei giudizi riuniti, dichiarava cessata la materia del contendere, in quanto il titolo, azionato con i tre atti di precetto, era venuto meno, poiché l’ordinanza presidenziale era stata sostituita dall’intervenuta sentenza che aveva escluso la pertinenzialità del box all’abitazione.

La Corte d’Appello

La Corte di Appello, senza nulla disporre in merito all’esistenza del titolo, aveva affermato il vincolo pertinenziale del box rispetto all’abitazione. La sentenza veniva impugnata con ricorso per Cassazione che si è concluso con la pronuncia oggi in commento.

La Corte di legittimità, in ossequio al pacifico orientamento formatosi in seno alla stessa, ha ribadito che quando in sede di opposizione all’esecuzione si contesta il diritto di procedere esecutivamente, l’accertamento dell’idoneità del titolo a legittimare l’azione si pone come preliminare dal punto di vista logico nella decisione rispetto agli altri motivi di opposizione.

La Corte ha infatti precisato che, se il Giudice dell’esecuzione deve necessariamente verificare l’esistenza del titolo oltre alla permanenza della sua validità ed efficacia durante tutto il corso dell’esecuzione, affinché possa legittimamente esercitarsi l’azione esecutiva, in questa stessa logica, il Giudice dell’opposizione all’esecuzione, in via preliminare, è tenuto a compiere anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, la verifica sull’esistenza del titolo esecutivo azionato.

Nella fattispecie in esame, la Corte d’Appello, investita con il giudizio di rinvio di verificare la pertinenzialità del box, avrebbe dovuto preliminarmente verificare che il titolo esecutivo esistesse come tale.
Come detto infatti, il titolo esecutivo era venuto meno perché l’ordinanza presidenziale che lo integrava era stata superata dalla sentenza che precisava in maniera definitiva, stante il passaggio in giudicato della stessa, i limiti della portata dell’assegnazione della casa coniugale e quindi decideva sulla natura non pertinenziale del box.

La decisione della Corte di Cassazione

La Corte di legittimità ha statuito che “il giudizio di opposizione a precetto sulla portata del titolo rimane logicamente subordinato a quello di merito in cui si forma e può essere specificato il titolo stesso, in forza degli stessi motivi per cui il difetto di quest’ultimo è logicamente preliminare in sede di opposizione all’esecuzione.
In questa latitudine ricostruttiva, neppure può rilevare il fatto che la pertinenzialità possa costituire oggetto di autonomo giudizio, posto, appunto, che il perimetro cognitivo del giudice dell’opposizione esecutiva è in ogni caso definito da quello del titolo quale inteso nella relativa cognizione”.

Alla luce di quanto sopra, la Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere.

Cass., Sez. VI Civile, 22 ottobre 2018, n. 26573

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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