Diritto dell'Esecuzione Forzata

Opposizione agli atti esecutivi contro le ordinanze del G.E. corrette

Cass., VI Sez. Civile, 3 febbraio 2015, n. 1891 (leggi la sentenza)

La recente ordinanza n. 1891/2015 della VI Sez. Civile Suprema Corte di Cassazione depositata il 3.02.2015 e qui in commento ribadisce il principio in base al quale le ordinanze del Giudice dell’Esecuzione che siano state oggetto di correzione, devono essere impugnate mediante il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi di cui agli artt. 617 ss. c.p.c. e non tramite ricorso straordinario per Cassazione ex art. 111 Cost.

Nello specifico, la questione sottoposta all’attenzione della corte di legittimità riguarda la proposizione del ricorso per Cassazione avverso un’ordinanza del Tribunale di Viterbo con la quale il G.E. aveva provveduto inaudita altera parte alla correzione di un errore materiale contenuto in un progetto di distribuzione parzialmente eseguito.

In primo luogo, la Suprema Corte richiama il chiaro dettato letterale dell’art. 487 c.p.c., in base al quale le ordinanze del Giudice dell’Esecuzione cha abbiano avuto un principio di attuazione non sono revocabili.

Tuttavia, per consolidato e risalente orientamento della Corte di Cassazione, queste sono suscettibili di correzione ai sensi degli artt. 287 e 288 c.p.c., dovendosi ritenere che tali norme – benché dettate dal legislatore per il processo di cognizione – ben possano essere applicate anche al processo esecutivo, rispondendo a esigenze generali dell’ordinamento e a ciò non ostando alcuna specifica disposizione (tra le tante, si cita la recente Cass. n. 11320/2009).

Entrando più nel dettaglio delle norme da ultimo segnalate, si sottolinea in particolare che l’art. 288 c.p.c. prevede la possibilità che venga esperita l’impugnazione relativamente alle parti di una sentenza (si ricorda che tale disposizione è dettata per il processo di cognizione, n.d.r.) che siano state oggetto di correzione.

Sulla scorta di quanto poc’anzi enunciato, trasponendo tale principio all’interno del processo esecutivo, la Suprema Corte nel solco tracciato dalle precedenti pronunce ribadisce che l’ordinanza del Giudice dell’Esecuzione che sia stata corretta ai sensi degli artt. 287 e 288 c.p.c. ben potrà essere  impugnata relativamente alle parti oggetto di tale correzione, con il noto rimedio concesso dall’ordinamento per la fase esecutiva, ovvero l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 ss. c.p.c.

Sulla scorta di tutto quanto sopra, poiché il ricorso straordinario per Cassazione ex art. 111 Cost. è ammissibile unicamente quando l’ordinamento non mette a disposizione altri rimedi per contestare un provvedimento che pertanto assume carattere di definitività, il Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla ricorrente, dovendo essere invece esperito nel caso sottoposto alla sua attenzione, il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 ss. c.c.p.

13 febbraio 2015

Chiara Gennaro – c.gennaro@lascalaw.com

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