Diritto Processuale Civile

Opposizione agli atti esecutivi contro il no al reclamo sull’atto del notaio che assegna l’immobile nel dividere l’eredità

Cass., 19 aprile 2013, Sez. IV, n. 18185

Con la Sentenza n. 18185, la Corte di Cassazione ha inteso risolvere il contrasto giurisprudenziale formatosi in merito all’applicabilità – o meno-, del regime delle  impugnazioni degli atti del processo esecutivo, al procedimento di vendita nel giudizio di scioglimento della comunione ereditaria.

Secondo la Corte, la riforma del codice di procedura civile operata dalla Legge n. 263 del 2005 sino alla Legge n. 51 del 2006, “ha accentuato l’attrazione del procedimento di divisione nell’orbita della disciplina del processo esecutivo, dal momento che l’art. 788 c.p.c richiama, al comma primo, l’art 569 c.p.c., oltre a prevedere, al secondo e terzo comma, l’applicabilità alla vendita delle forme previste per la vendita forzata”.

Tutte le norme processuali previste per il processo esecutivo debbono dunque essere  considerate applicabili al procedimento di divisione, ivi comprese quelle relative ai “rimedi esperibili relativamente alla regolarità dei singoli atti ed al rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi”, con ciò negando agli atti di vendita nel procedimento di scioglimento della comunione un carattere “meramente attuativo”.

Da ciò ne consegue che l’applicabilità al procedimento di scioglimento della comunione  del regime delle preclusioni previsto dalle norme sul processo esecutivo, e nel caso in questione, della possibilità di proporre opposizione al decreto di trasferimento dell’immobile con le forme previste dall’art. 617 c.p.c., trova, secondo la Corte, una preclusione ove questo non sia stato esperito dalla parte interessata nei termini indicati dal codice.

Ed invero, nella fattispecie oggetto di giudizio, il Giudice del merito, investito dell’opposizione agli atti esecutivi formulata dai congiunti del de cuius, aveva disposto per l’accoglimento della stessa con annullamento del decreto di trasferimento, con pregiudizio per gli aggiudicatari dell’immobili.

Ad avviso della Corte, rilevato che il processo esecutivo è articolato come una serie di sub procedimenti dotati di una autonomia tale da rendere “sanate” le situazioni invalidanti se non impugnate nei termini stabiliti a pena di decadenza, il Giudice del merito avrebbe invece dovuto “sancire l’inammissibilità della denuncia dei vizi formali e di tutte le ragioni di opposizione precluse dall’applicabilità al procedimento di divisione dell’apparato rimediale proprio del processo esecutivo.

I congiunti del de cuius avrebbero infatti dovuto impugnare l’ordinanza che rigettava il reclamo contro il verbale di assegnazione del Notaio delegato.

Per tali motivi, la Corte ha cassato la sentenza con rinvio al Giudice di prime cure.

(Andrea Visaggio – a.visaggio@lascalaw.com)

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