L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Opinamento si, opinamento no

Via libera all’ingiunzione presentata dall’avvocato per recuperare il proprio compenso dal cliente inadempiente anche se il professionista non deposita la parcella né il parere del Consiglio dell’Ordine, costituendo prova scritta idonea ad ottenere il decreto la scrittura privata che integra una ricognizione di debito da parte dell’assistito.

Questo principio è stato nuovamente ribadito nella recente pronuncia resa dalla Corte di Cassazione, Seconda Sezione Civile, n. 194 del 9 gennaio, oggi in commento.

Avverso il decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto da un avvocato per il pagamento dei propri compensi, il cliente presentava opposizione ex art. 645 c.p.c., eccependo, tra i vari motivi, anche l’inammissibilità e/o l’improcedibilità del decreto ingiuntivo per non avere il professionista prodotto le parcelle ed il parere del competente Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, richiesti per legge ex artt. 633 e 636 c.p.c.

Il Tribunale di Foggia adito rigettava l’opposizione, confermando il decreto e ritenendo che l’opponente non avesse mosso adeguate contestazioni circa l’an della pretesa creditoria.

L’opponente impugnava quindi la decisione proponendo – correttamente – ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 c.p.c., anziché appello.

La Corte medesima, in via pregiudiziale, rigettava l’eccezione mossa dal controricorrente di inammissibilità dell’impugnazione dal momento che “al fine di dare sistematicità al sistema delle liquidazioni dei compensi professionali, che l’ordinanza conclusiva del procedimento D.lgs n. 150 del 2011, ex art 14 non sia appellabile, ma impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, sia che la controversia riguardi solamente il quantum debeatur sia che la stessa sia estesa all’an delle pretesa, trovando anche in tale ultimo caso applicazione il rito di cui al citato art. 14”.

La Cassazione ha ritenuto, in ogni caso, il ricorso non fondato.

È quindi inutile contestare l’emissione del decreto ingiuntivo perché l’avvocato non ha depositato la parcella trassata dall’Ordine in quanto “il procedimento monitorio risulta fondato su di una prova scritta indicata dall’articolo 634 c.p.c. come idonea – e autonoma – per ottenere l’ingiunzione a norma dell’articolo 633 Cpc; la scrittura privata sulla quale si fonda la domanda di credito del professionista, infatti, costituisce un atto con cui il cliente riconosce il debito ex articolo 1988 cc: si configura una presunzione iuris tantum sull’esistenza del debito che vale a invertire la regola generale in tema di ripartizione dell’onere della prova, tanto che colui a favore del quale è rilasciato l’atto – nella specie il legale – risulta dispensato dall’onere di provare il rapporto fondamentale”.

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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